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Cronaca 2 min di lettura3 ore fa

Sla, ora può scegliere il momento: il dispositivo per il suicidio assistito

Irene, 72 anni, ha ricevuto a casa il sistema controllato con gli occhi: non ha fissato una data, ma potrà decidere senza perdere questa possibilità.

«Irene ha potuto provare la strumentazione e scegliere di attendere. È questo il significato dell'autodeterminazione: poter decidere se e quando procedere, rinviare o cambiare idea, senza perdere la tutela ottenuta», ha spiegato Filomena Gallo, avvocata e segretaria nazionale dell'Associazione Luca Coscioni.

La donna, affetta da Sla e indicata con un nome di fantasia, ha infatti verificato di poter azionare il sistema attraverso il puntamento oculare. La prova le ha dato la certezza di non essere costretta a scegliere subito per il timore che, in futuro, l'apparecchiatura non sia più utilizzabile.

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La decisione resta nelle sue mani

Durante l'ultima udienza, Irene ha ribadito di non aver abbandonato la volontà di ricorrere al suicidio medicalmente assistito. Dopo aver utilizzato il dispositivo, ha raccontato di essersi sentita rassicurata dalla possibilità di portare avanti autonomamente la procedura.

«A questo punto ho deciso di morire scegliendo liberamente il quando, ma non ho ancora stabilito una data precisa», ha detto. La 72enne ha aggiunto di voler trascorrere ancora del tempo con il marito e la figlia, prima di procedere, assicurandosi che entrambi stiano bene nonostante una sofferenza che definisce intollerabile.


Il via libera del tribunale

La disponibilità della strumentazione è stata resa possibile da un'ordinanza del 9 ottobre del tribunale di Torre Annunziata. Il provvedimento è arrivato dopo la richiesta congiunta presentata da Irene e dalle aziende sanitarie coinvolte.

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L'Asl Napoli 3 Sud dovrà provvedere a dotarsi di un apparecchio autonomo capace di consentire l'autosomministrazione del farmaco tramite comandi oculari. Nel frattempo, presso l'abitazione della donna è stato portato un duplicato del sistema già impiegato in Toscana da Libera, una 55enne rimasta completamente paralizzata a causa della sclerosi multipla.


Un percorso durato un anno e mezzo

Irene aveva chiesto circa un anno e mezzo fa che venissero accertate le sue condizioni per verificare l'accesso al suicidio medicalmente assistito. Di fronte ai tempi della procedura, si è rivolta d'urgenza al tribunale.

L'apparecchiatura trasferita dalla Toscana è arrivata nella sua casa e la donna l'ha sperimentata il 14 settembre. La decisione giudiziaria consente così a Irene di conservare la facoltà di stabilire autonomamente se procedere, quando farlo oppure rinviare.

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