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Cronaca 1 min di lettura19 min fa

Sicilia, i terremoti riaccendono il dubbio sui vulcani sommersi

Le scosse sono state localizzate tra il Marsili e l’area vulcanica delle Eolie, ma per l’Ingv non ci sono segnali di un’imminente eruzione.

La posizione degli epicentri ha attirato l’attenzione: i terremoti si trovano infatti in una zona del Tirreno compresa tra due importanti aree vulcaniche sottomarine. L’Ingv, però, esclude che gli eventi siano collegati a un rischio eruttivo.

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Epicentri tra due aree vulcaniche

Le scosse sono state registrate a metà strada tra il Marsili, enorme vulcano sommerso situato nella parte centrale del Tirreno, e l’arco delle Eolie. La collocazione ha alimentato l’interesse per i possibili rapporti tra l’attività sismica e la presenza di strutture vulcaniche sotto il mare.

L’area eoliana comprende anche altri tre crateri, descritti come poco monitorati. Si tratta di un contesto geologico caratterizzato dalla presenza ravvicinata di diversi apparati vulcanici, sia emersi sia sommersi.

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L’Ingv esclude una nuova eruzione

Nonostante la vicinanza agli apparati vulcanici, l’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia non ritiene che i terremoti indichino l’avvio di un’eruzione. La localizzazione degli epicentri, da sola, non viene quindi considerata un segnale di imminente attività vulcanica.

Il dato più rilevante resta dunque la posizione delle scosse, non l’ipotesi di una riattivazione del Marsili o dei vulcani collegati all’arco delle Eolie. Secondo l’Ingv, gli eventi sismici non mostrano elementi tali da far ipotizzare un pericolo eruttivo.

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