Eolie, 42 terremoti in poche ore: la scossa più forte arriva a 5
L’area a nord-ovest di Alicudi è stata interessata da una sequenza sismica avvertita anche in Sicilia e Calabria, con un evento principale a 9 chilometri di profondità.
L’arcipelago delle Eolie si trova in una fascia classificata ad alta pericolosità sismica. A ricordarlo è l’Ingv, che collega il rischio della zona sia alla sua attività attuale sia alla presenza, nel passato, di terremoti importanti.
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Un’area con una storia sismica intensa
Secondo l’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, la consultazione dei dati raccolti dal 1985 mostra una sismicità frequente nel settore interessato. Nel tempo sono stati registrati diversi eventi oltre magnitudo 4, compresi quelli di magnitudo 4.7 del 7 febbraio 2025 e del 7 settembre 2009.
Il contesto geologico comprende anche terremoti molto profondi, legati al processo di subduzione. Tra gli episodi ricordati dall’Ingv c’è quello del 5 maggio 2004: magnitudo 5.3 e ipocentro a 255 chilometri di profondità. «La zona interessata dalla sequenza in corso è prossima all’area delle Isole Eolie, regione caratterizzata da pericolosità sismica alta», ha spiegato l’istituto nel suo aggiornamento.
La scossa principale a 9 chilometri
La sequenza odierna si è sviluppata nel Mar Tirreno Meridionale, circa 30 chilometri a nord-ovest di Alicudi. L’Ingv ha contato 42 terremoti con magnitudo superiore a 2; l’evento più intenso ha raggiunto magnitudo 5.0 alle 12:19, ora italiana.
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Il sisma principale è stato localizzato a 62 chilometri da Malfa, 63 da Leni e 66 da Santa Marina Salina, tutte località in provincia di Messina. La profondità stimata è di 9 chilometri. Nella stessa sequenza figurano anche una scossa di magnitudo 4.3 alle 11:51 e una di magnitudo 4.0 alle 12:24.
Tremori avvertiti su entrambe le coste
L’intensità degli eventi ha reso le scosse percepibili in diversi centri. Le segnalazioni hanno riguardato Palermo e Trapani in Sicilia, ma anche Catanzaro e Reggio Calabria sulla costa calabrese.
L’Ingv ha sottolineato che episodi superiori a magnitudo 4 sono ricorrenti nell’area e che la pericolosità indicata per il territorio deriva anche dai forti terremoti documentati nei secoli passati. La sequenza è stata seguita attraverso gli aggiornamenti della rete sismica nazionale.
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