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Cronaca 2 min di lettura1 ora fa

Sgarbi in Terapia Intensiva: la corsa al Gemelli e il racconto di Sabrina Colle

La compagna del critico d’arte ricostruisce l’improvviso peggioramento e racconta il sostegno ricevuto durante le ore più difficili in ospedale.

Le condizioni di Vittorio Sgarbi restano stabili, mentre il critico d’arte continua a ricevere cure nel reparto di Terapia Intensiva del policlinico Gemelli di Roma. Il ricovero d’urgenza è scattato mercoledì 30 settembre, dopo una grave difficoltà respiratoria, e Sabrina Colle ha ricostruito le ore concitate vissute prima dell’arrivo in ospedale.


Il peggioramento arrivato all’improvviso

Secondo il racconto della compagna, fino a martedì la situazione sembrava regolare. Il quadro è cambiato durante la notte: al risveglio, Colle si è accorta che Sgarbi respirava con fatica e ha deciso di accompagnarlo immediatamente al Gemelli.

«Andava tutto bene martedì. Ma al risveglio del giorno dopo, mi accorgo che Vittorio non respira bene. Non c’è tempo da perdere, si corre al Gemelli», ha raccontato Sabrina Colle. Dopo l’ingresso al Pronto Soccorso, la donna ha atteso da sola prima di ricevere la possibilità di raggiungerlo nel reparto di Rianimazione.


Al Gemelli tra paura e fiducia

Il passaggio nei corridoi dell’ospedale è diventato per Colle il momento in cui ha percepito con maggiore intensità la fragilità della situazione. La compagna di Sgarbi ha descritto il policlinico come uno spazio segnato dalla sofferenza, ma anche capace di trasmettere speranza a chi attende notizie.

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«Il Gemelli è un luogo di dolore, ma anche di speranza», ha spiegato, sottolineando quanto possano incidere, per i pazienti e per i familiari, il tono di voce dei sanitari, l’attenzione nei gesti e la capacità di ascoltare. Sono elementi che, nei momenti più delicati, possono contribuire a costruire un senso di protezione.


Il sostegno del personale

Nel suo resoconto, Colle ha rivolto particolare attenzione ai giovani impegnati ogni giorno nelle attività dell’ospedale. Li ha visti spingere lettighe, accompagnare i malati, trasportare apparecchiature, fornire indicazioni e rispondere alle richieste dei parenti disorientati.

La loro presenza, insieme alla disponibilità di medici e infermieri, non ha cancellato la preoccupazione per le condizioni di Sgarbi. Tuttavia, ha contribuito a rendere più sopportabile l’attesa e le ore trascorse accanto al compagno, ancora ricoverato in Terapia Intensiva.

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