Sgarbi in terapia intensiva, il racconto di Sabrina: «Poi il respiro
Il critico d’arte resta ricoverato al Gemelli in condizioni critiche ma stabili: la compagna ricostruisce le ore che hanno preceduto l’emergenza.
Vittorio Sgarbi, 74 anni, continua a essere assistito nel reparto di terapia intensiva del Policlinico Gemelli di Roma. Il ricovero è avvenuto mercoledì 30 settembre, dopo un peggioramento respiratorio che ha richiesto il trasferimento urgente in ospedale.
A ricostruire quei momenti è Sabrina Colle, compagna dell’ex sottosegretario alla Cultura. Nel suo racconto descrive la paura vissuta durante l’attesa, ma anche il sostegno trovato tra medici, infermieri e operatori della struttura: «Il Gemelli è un luogo di dolore, ma anche di speranza. In questo inferno ci sono anche angeli».
Il peggioramento dopo il risveglio
Secondo la testimonianza di Colle, la giornata di martedì si era conclusa senza segnali tali da far pensare a un’imminente emergenza. A casa era intervenuto Luca, infermiere mandato dal Policlinico Gemelli, che aveva provveduto a idratare Sgarbi e a somministrargli un farmaco contro la febbre.
La situazione è cambiata il mattino seguente. Al risveglio, la donna si è accorta che il compagno aveva difficoltà a respirare e ha capito che non c’era tempo da perdere. Dopo l’arrivo al pronto soccorso, è rimasta in attesa fino a quando le è stato comunicato che avrebbe potuto raggiungerlo in rianimazione.
La paura dentro il Gemelli
Per Sabrina Colle, il passaggio nei corridoi dell’ospedale è coinciso con una delle fasi più dure della sua vita. L’esperienza, ha spiegato, le ha reso ancora più evidente quanto la salute renda vulnerabili e quanto ogni esistenza sia insieme fragile e preziosa.
Fai una domanda su questo articolo o sul suo argomento: l'AI risponde in modo pertinente.
La compagna di Sgarbi ha raccontato anche l’impatto umano del personale incontrato durante quelle ore. A suo giudizio, il tono utilizzato, un gesto attento o uno sguardo comprensivo possono creare rapidamente un rapporto di fiducia e aiutare i familiari a sentirsi meno soli.
Il lavoro quotidiano del personale
Nel suo resoconto, Colle ha rivolto attenzione soprattutto ai giovani impegnati nelle attività di assistenza. Li ha visti spingere lettighe, accompagnare i pazienti, trasportare apparecchiature, rispondere alle chiamate e orientare i parenti che non sapevano a chi rivolgersi.
Quella mobilitazione non ha cancellato l’angoscia per le condizioni di Sgarbi, ma ha rappresentato per la donna un aiuto concreto per affrontare l’attesa. Intanto, il critico d’arte resta ricoverato e le sue condizioni vengono descritte come critiche, ma stabili.
Continua a leggere
Ricina, il mistero dei Di Vita: la pista digitale porta all’FBI
Gli investigatori verificano possibili ricerche online sui veleni rapidi, mentre il medico ricostruisce il repentino peggioramento delle due vittime
Quarticciolo, don Coluccia circondato: minacce in due lingue
Il sacerdote, impegnato contro lo spaccio e già sottoposto a scorta, è stato affrontato da un gruppo: necessario l’intervento dei carabinieri.
Ricina, la borsa al centro: gli inquirenti analizzano anche un libro
Un volume ritrovato durante il sopralluogo nello studio di Gianni Di Vita è tra gli oggetti esaminati per ricostruire l’avvelenamento di Antonella e Sara.
Bologna, il Cassero sfida la linea dura: «Servono legami
Dopo tre episodi di violenza contro persone LGBTQIA+, il centro chiede al Comune più luoghi di incontro e respinge l’idea di affidare la sicurezza soltanto al controllo