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Cronaca 1 min di lettura1 ora fa

Ricina, la borsa al centro: gli inquirenti analizzano anche un libro

Un volume ritrovato durante il sopralluogo nello studio di Gianni Di Vita è tra gli oggetti esaminati per ricostruire l’avvelenamento di Antonella e Sara.

Un libro trovato dentro una borsa potrebbe diventare un elemento utile per chiarire la morte di Antonella Di Ielsi e della figlia Sara, entrambe avvelenate con la ricina. Gli investigatori stanno verificando se quella borsa possa aver trasportato la sostanza tossica.


Il contenuto della borsa sotto esame

La borsa è stata individuata martedì scorso durante il sopralluogo nello studio di Gianni Di Vita, marito e padre delle vittime, oltre che parte lesa nell’inchiesta. Al suo interno sono stati raccolti diversi oggetti, ora sottoposti ad accertamenti.

Tra questi figura “Tiro al piccione”, autobiografia dello scrittore molisano Giose Rimanelli, che a 16 anni si arruolò nella Repubblica Sociale Italiana. Non è ancora stato chiarito per quale ragione gli investigatori abbiano deciso di analizzare proprio il volume.

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I sintomi alimentano il dubbio

Sul caso è intervenuto anche Pietro Vuotto, il medico del pronto soccorso che visitò Antonella e Sara prima del decesso. Il sanitario, oggi indagato per omicidio colposo, considera concreta la possibilità che si sia verificato un doppio avvelenamento.

Durante il secondo ricovero Sara appariva in condizioni molto più serie: era sotto choc, presentava pressione bassa e stato confusionale. Tre giorni prima, invece, i disturbi erano sembrati compatibili con una gastroenterite. Gianni Di Vita aveva sempre riferito di aver avuto sintomi lievi.

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