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Cronaca 2 min di lettura1 ora fa

Rabbino aggredito, la difesa del 21enne espulso: «Era uno scherzo

Battar Zahani respinge l’accusa di odio religioso, racconta il rimpatrio in Tunisia e ribadisce il legame con l’Italia, dove è nato e ha studiato.

Battar Zahani nega di aver agito per motivi di odio contro Israele o la comunità ebraica. Il 21enne, rimpatriato in Tunisia dopo l’aggressione al rabbino di Milano Tzemach Mizrachi, sostiene di non aver colpito la vittima e spera che la sua posizione venga chiarita per poter rientrare in Italia.

Il giovane ha affidato la propria versione dei fatti al Corriere della Sera, spiegando di considerare l’episodio una bravata. «Non provo odio né verso Israele né verso la comunità ebraica: era solo uno scherzo», ha dichiarato.


Il legame con l’Italia resta forte

Zahani è nato a Como e ha trascorso l’infanzia e l’adolescenza a Meleti, nel Lodigiano. Prima del rimpatrio frequentava il corso di ingegneria all’Università di Parma, un percorso interrotto dall’inchiesta che lo vede coinvolto insieme ad altre due persone.

Proprio il rapporto con il nostro Paese è uno degli elementi sottolineati dal ragazzo. «Io morirei per l’Italia: è il Paese dove sono nato e cresciuto», ha detto nell’intervista, ribadendo di attendere una decisione che possa consentirgli di tornare.


Il racconto del trasferimento in Tunisia

Il rimpatrio era stato annunciato dal ministro dell’Interno Matteo Piantedosi e si è concretizzato giovedì scorso. Secondo il racconto del 21enne, una volta arrivato in Tunisia è stato affidato dagli agenti italiani alla polizia locale, ma le difficoltà linguistiche avrebbero reso complicata la comunicazione.

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Zahani ha riferito di essere stato poi lasciato libero e di aver dovuto avvertire personalmente la madre. La donna, a suo dire, non aveva ricevuto alcuna comunicazione dall’Italia e avrebbe reagito con grande preoccupazione quando il figlio le ha spiegato quanto accaduto.


La versione sull’aggressione

L’episodio contestato risale al 16 settembre, in piazzale Bande Nere, a Milano. Il rabbino coinvolto è Rav Tzemach Mizrachi; Zahani sostiene però di non averlo toccato e di aver assistito alla scena con il telefono in mano per registrare un video.

Nella sua ricostruzione, un amico avrebbe preso il cappello del rabbino per gioco, indossandolo prima di restituirlo, mentre il fratello avrebbe sferrato un calcio alle gambe senza intenzione di provocare lesioni. Zahani attribuisce a se stesso soltanto una risata e ora chiede che siano gli accertamenti a stabilire le responsabilità dei partecipanti.

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