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Cronaca 2 min di lettura1 ora fa

Bologna, il Cassero sfida la linea dura: «Servono legami

Dopo tre episodi di violenza contro persone LGBTQIA+, il centro chiede al Comune più luoghi di incontro e respinge l’idea di affidare la sicurezza soltanto al controllo

Per contrastare la violenza contro le persone LGBTQIA+ servono luoghi di incontro, attività condivise e occasioni per costruire relazioni, non soltanto maggiore presenza delle forze dell’ordine. È questa la posizione del Cassero, che invita il Comune di Bologna a sostenere una politica fondata sulla partecipazione e sul riconoscimento delle differenze.


Più spazi contro le divisioni

Secondo il centro bolognese, l’amministrazione dovrebbe aumentare le opportunità dedicate alla socialità, ai progetti culturali e al confronto tra persone e comunità. La sicurezza, sostiene il Cassero, nasce anche da legami solidi e dalla possibilità di sentirsi parte della stessa città.

Nel mirino finisce invece una risposta basata su paura, sorveglianza e repressione. «Alimentare paura e divisioni non fermerà la violenza», afferma il centro, secondo cui ridurre le disuguaglianze e contrastare l’emarginazione può favorire una convivenza rispettosa.


Tre aggressioni nel centro

L’intervento arriva dopo tre aggressioni omofobe avvenute a Bologna in meno di tre settimane. Gli episodi si sono verificati in centro e hanno coinvolto persone LGBTQIA+ che si trovavano in strada con amici o con il proprio partner.

Il Cassero contesta l’idea che la risposta debba consistere in più pattugliamenti, nuove zone rosse o in un modello esclusivamente repressivo. Nel comunicato viene criticato anche Matteo Piantedosi, indicato come promotore di cinque decreti sicurezza giudicati in contrasto con i principi costituzionali.

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La replica a Fratelli d’Italia

La presa di posizione segue l’interrogazione presentata da Fratelli d’Italia in consiglio comunale. Il Cassero considera quella solidarietà strumentale e accusa il partito di governo di alimentare, anche sul piano cittadino, iniziative e discorsi che colpiscono le minoranze.

Il centro rifiuta inoltre l’interpretazione che individua nella comunità musulmana e nell’immigrazione l’origine del clima ostile vissuto dalle persone LGBTQIA+. A suo giudizio, il problema va ricondotto alle politiche nazionali e non alla presenza di persone straniere.


L’appello rivolto a Lepore

Da qui la richiesta al sindaco Matteo Lepore e alle altre istituzioni locali di prendere le distanze con chiarezza da quella lettura. Il Cassero chiede una risposta pubblica contro violenza e razzismo, con attenzione a tutte le minoranze.

«Non ci aspettiamo che le soluzioni arrivino da Piantedosi», sostiene il centro, che sollecita la città a schierarsi apertamente contro le aggressioni e a investire nella costruzione di una cittadinanza condivisa. L’obiettivo indicato è garantire a ogni persona la possibilità di sentirsi riconosciuta e parte della comunità.

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