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Cronaca 4 min di lettura5 ore fa

Sesso sempre prima, ma senza protezioni: cosa chiedono i giovani a scuola

Quasi metà degli intervistati ha avuto il primo rapporto tra 11 e 16 anni, mentre nove ragazzi su dieci chiedono percorsi strutturati di educazione affettiva e sessuale.

Il dato più delicato arriva dall’età delle prime esperienze: il 49,6% dei giovani tra 11 e 16 anni dichiara di aver avuto un rapporto sessuale, mentre l’11,1% lo colloca prima dei 13 anni. Nel 2019 questa seconda quota era ferma al 3,1%. Parallelamente, la protezione resta insufficiente e cresce la richiesta di un’educazione affettiva e sessuale organizzata all’interno della scuola.


Le prime esperienze arrivano sempre prima

La nona edizione dell’Osservatorio “Giovani e Sessualità”, realizzata da Durex insieme a Skuola.net tra marzo e giugno 2026 su oltre 15.000 persone tra gli 11 e i 24 anni, fotografa una situazione caratterizzata da una maggiore precocità. Quasi un intervistato su due riferisce di aver avuto il primo rapporto tra gli 11 e i 16 anni; tra questi, più di uno su dieci lo ha avuto prima dei 13 anni.

A questo anticipo si accompagnano comportamenti che possono aumentare i rischi per la salute. Il 32,1% non ha usato il preservativo durante la prima esperienza, percentuale che raggiunge il 69,8% tra gli 11 e i 13 anni. Solo il 45,6% afferma di ricorrere sempre al preservativo, in calo rispetto al 56,7% rilevato nel 2019, mentre il 66,1% dichiara di aver utilizzato almeno una volta il coito interrotto: il dato è cresciuto dell’11,6% dal 2018 e del 6% dal 2025.


In rete si cerca ciò che manca

Per ottenere informazioni su sessualità e contraccezione, il 55,1% dei giovani si rivolge soprattutto alla rete. Il 37% lo fa anche per evitare l’imbarazzo di una conversazione diretta. Soltanto il 7,8% indica genitori o adulti di riferimento come interlocutori principali, mentre il 9,3% non chiede chiarimenti a nessuno.

Il dialogo in famiglia rimane infatti difficile: il 45,9% degli intervistati non ha mai affrontato l’argomento tra le mura domestiche e, per il 42,7%, il disagio rappresenta l’ostacolo più rilevante. In questo quadro, la scuola viene considerata un luogo nel quale poter trovare confronto e indicazioni affidabili, anche se il 44,3% racconta di non aver mai discusso questi temi in classe.


Nove giovani su dieci chiedono percorsi

Il 90,3% degli intervistati sostiene la necessità di introdurre programmi di educazione affettiva e sessuale a scuola. Per il 64,6% questi percorsi dovrebbero essere obbligatori, mentre il 72,4% preferirebbe che fossero affidati a medici, psicologi e altri professionisti qualificati, anziché esclusivamente agli insegnanti.

Tra le modalità ritenute più efficaci prevalgono il confronto diretto e la partecipazione: il 30,2% indica i gruppi di discussione e le attività dialogiche in classe. La richiesta trova consenso anche tra gli adulti. Si dichiara favorevole il 90,7% degli insegnanti, con il 47,2% orientato a un avvio già nella scuola secondaria di primo grado; tra i genitori il consenso raggiunge l’88,7% e il 57% vorrebbe cominciare alle medie.


I percorsi migliorano la consapevolezza

Secondo l’indagine, gli studenti che hanno partecipato a iniziative formative mostrano comportamenti più prudenti rispetto a chi non ne ha frequentate. I rapporti completamente non protetti riguardano il 14,5% del primo gruppo, contro il 18,5% del secondo. Inoltre, l’82,5% dei partecipanti si sente in grado di chiedere al partner l’uso del preservativo, rispetto al 73,2% degli altri.

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Anche la conoscenza pratica risulta diversa: dichiara di non sapere come utilizzare correttamente il preservativo il 7,2% di chi ha seguito questi programmi, mentre la percentuale sale al 12,6% tra gli studenti che non vi hanno preso parte. Per Laura Savarese, direttrice degli Affari regolatori e delle relazioni esterne di Reckitt Benckiser Healthcare (Italia) Spa, i risultati indicano la necessità di un intervento coordinato, fondato sulle linee guida dell’Oms e affidato a specialisti capaci di coinvolgere ragazzi e famiglie.


Il consenso entra nel dibattito scolastico

Il nuovo anno scolastico si apre intanto con l’applicazione delle regole sul consenso informato. Prima delle attività extracurricolari dedicate all’affettività e alla sessualità, le famiglie dovranno ricevere informazioni sui contenuti e sulle modalità degli incontri, potendo decidere se autorizzare la partecipazione dei propri figli.

Il tema resta al centro del confronto pubblico. Nelle ultime settimane il dibattito si è intrecciato con la raccolta di firme per un referendum destinato a modificare la normativa vigente: l’iniziativa si è chiusa con oltre 575.000 sottoscrizioni, raggiungendo il quorum indicato.


“A Luci Accese” guarda alle medie

Tra le iniziative già attive c’è “A Luci Accese”, programma di Durex avviato a Milano nel 2023. Nato per le scuole secondarie di secondo grado, dal 2025 è stato esteso anche alle secondarie di primo grado attraverso un percorso specifico, elaborato sotto la supervisione autonoma di un responsabile scientifico esterno.

In tre anni il progetto ha coinvolto 60 scuole, 623 classi e circa 18.825 studenti. Nell’anno scolastico 2026-2027, grazie anche alla collaborazione con l’Università degli Studi di Milano-Bicocca, l’iniziativa sarà rivolta esclusivamente alle scuole secondarie di primo grado di Milano, con l’obiettivo di accompagnare ragazze e ragazzi in una fase importante della crescita psicologica ed emotiva.

Secondo Filippo Nimbi, psicologo e sessuologo clinico, professore associato di Psicologia clinica presso l’università eCampus e presidente eletto della Federazione europea di sessuologia, i giovani non chiedono soltanto nozioni biologiche o sanitarie. Servono anche strumenti per comprendere consenso, relazioni, rispetto reciproco, emozioni e rischi legati al mondo digitale: “Investire sulla formazione non significa incoraggiare comportamenti precoci, ma offrire ai ragazzi gli strumenti necessari per compiere scelte più consapevoli, sicure e rispettose di sé e degli altri”.

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