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Cronaca 1 min di lettura1 ora fa

Sei province, 9 arresti: la cocaina si ordinava dal carcere

L’indagine della Dda di Napoli ha ricostruito un sistema di contatti tra detenuti e complici esterni per gestire acquisti e distribuzione di cocaina.

Sono nove le persone arrestate in un’operazione estesa a sei province e coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Napoli. Gli indagati sono accusati, con responsabilità differenti, di traffico di stupefacenti, estorsioni e violenze, con l’aggravante del metodo mafioso legato alla camorra.

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Il carcere diventava il centro operativo

Secondo la ricostruzione degli investigatori, alcuni detenuti avrebbero continuato a impartire indicazioni dal carcere grazie a telefoni cellulari fatti entrare illegalmente negli istituti penitenziari. Attraverso quei dispositivi avrebbero mantenuto i rapporti con persone libere, coordinando le attività all’esterno.

Le comunicazioni, anche tramite videochiamate, sarebbero servite a trattare l’acquisto di partite di cocaina e a organizzarne la successiva distribuzione sul territorio. Il carcere, dunque, non sarebbe stato soltanto il luogo di detenzione, ma uno dei punti da cui venivano gestiti i contatti dell’organizzazione.

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Accordi tra clan e accuse pesanti

L’inchiesta avrebbe inoltre fatto emergere intese tra esponenti di differenti gruppi camorristici per assicurarsi forniture consistenti di cocaina. Gli accordi sarebbero stati funzionali alla gestione del traffico e ai rapporti con i complici rimasti fuori dagli istituti.

Nel procedimento compaiono anche contestazioni per estorsioni e atti di violenza, oltre ai reati connessi agli stupefacenti. L’esecuzione dei provvedimenti è stata affidata ai carabinieri del Nucleo operativo di Napoli Bagnoli, con la collaborazione della polizia penitenziaria.

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