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Cronaca 2 min di lettura1 ora fa

Sei giorni accanto alla madre malata: dopo 11 anni perde il lavoro

Una 55enne di un’azienda bellunese è stata licenziata per assenza ingiustificata dopo aver chiesto di prolungare le ferie per assistere la madre in Romania.

La tensione nello stabilimento non si è fermata al licenziamento: nei giorni scorsi la Fiom Cgil ha proclamato due ore di sciopero per sostenere la lavoratrice, mentre il sindacato prepara nuove iniziative. La vicenda riguarda Liliana, 55 anni, dipendente di un’azienda della provincia di Belluno con alle spalle 11 anni di servizio senza contestazioni rilevanti.


Il sindacato chiede un confronto urgente

La Cgil di Belluno intende sottoporre il caso anche ai propri livelli nazionali. Denise Casanova, segretaria generale dell’organizzazione territoriale, ha inoltre annunciato un nuovo contatto con l’amministratore delegato dell’azienda.

«Le regole si rispettano, ma esistono anche buon senso e proporzionalità», ha affermato Casanova, criticando il comportamento delle multinazionali che, a suo giudizio, valorizzano nei propri codici etici principi di inclusione e certificazioni di genere salvo poi affrontare in questo modo situazioni di fragilità personale.


Una contestazione nata dopo le ferie

La lavoratrice aveva chiesto al proprio caporeparto di rientrare sei giorni oltre la conclusione delle ferie collettive. La madre, che vive in Romania, aveva ricevuto una diagnosi di tumore e Liliana aveva deciso di restarle accanto più a lungo. Secondo la ricostruzione della Fiom, l’autorizzazione sarebbe stata concordata verbalmente, come avvenuto abitualmente in azienda.

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Al rientro, però, la donna si è vista contestare un’assenza non giustificata dal 24 agosto al 1° settembre. L’azienda ha applicato quanto previsto dal contratto nazionale dei metalmeccanici per chi supera quattro giorni di assenza ingiustificata e ha disposto il licenziamento immediato. Le successive scuse e le proposte di accettare una sanzione disciplinare o una multa non hanno modificato la decisione.


Fiom: sanzione senza proporzione

Stefano Bona, segretario generale della Fiom di Belluno, sostiene che occorra verificare ogni comunicazione intercorsa tra Liliana e il responsabile del reparto. «Contestiamo la sanzione sproporzionata», ha dichiarato, sottolineando che la valutazione della condotta dovrebbe considerare sia l’eventuale accordo sull’assenza sia le ragioni familiari che l’hanno provocata.

Il sindacato ha anche sollevato un interrogativo sulla rigidità mostrata dall’azienda: la lavoratrice è iscritta alla Fiom e in passato ha fatto parte della Rsu. La Fiom chiede quindi di accertare se questi elementi possano aver influito sull’esito della vicenda, oltre a invocare un tavolo di confronto tra le parti.

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