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Cronaca 2 min di lettura46 min fa

Segre: 96 anni e ancora sotto minaccia per le sue idee di pace

La senatrice a vita ha ripercorso l’espulsione dalla scuola durante le leggi razziali e il lungo percorso segnato da memoria, minacce e rifiuto della vendetta.

A 96 anni Liliana Segre continua a vivere sotto protezione e a ricevere minacce, nonostante abbia scelto per tutta la vita di promuovere la pace e di non rispondere alla violenza con la vendetta. Lo ha raccontato a Milano, durante l’incontro organizzato dalla Fondazione Corriere della Sera e dedicato al suo viaggio in Israele.

Nel corso dell’appuntamento, la senatrice a vita ha collegato le intimidazioni subite all’essere ancora viva e alla sua testimonianza sulla Shoah. «Oggi che ho 96 anni, da anni ricevo minacce per essere ancora viva, perché io sono una donna di pace, e sono una donna di pace da sempre, non ho voluto essere mai simile ai miei aguzzini, mai», ha affermato.


La pace che espone al pericolo

Segre ha spiegato di non avere mai cercato una rivalsa, nemmeno nelle circostanze in cui avrebbe potuto farlo attraverso gli strumenti della giustizia. «Non mi sono mai vendicata neanche quando potevo farlo ufficialmente, predico la pace, eppure di risposta sono esposta a essere ammazzata in qualunque momento», ha detto durante l’incontro.

La minaccia alla sua sicurezza aveva già portato, molti anni fa, all’assegnazione della scorta. La decisione le fu comunicata dall’allora ministro dell’Interno, che le annunciò l’avvio della protezione a partire dal giorno successivo. Segre ha aggiunto di temere che anche la sua morte possa passare senza una vera reazione collettiva: «Quando morirò, questo accadrà nell’indifferenza generale».

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L’indifferenza iniziò a scuola

Il ricordo della persecuzione è tornato all’infanzia. Segre ha raccontato di avere 8 anni quando frequentava la seconda elementare in via Ruffini e di attendere con entusiasmo l’inizio della classe successiva. Fu il padre a comunicarle che una nuova norma impediva agli alunni ebrei di frequentare la scuola pubblica.

A colpirla non fu soltanto l’esclusione imposta dalle leggi razziali, ma anche il comportamento dell’insegnante. La maestra, mandata a casa dal padre, avrebbe mostrato distacco e rifiuto davanti alla bambina espulsa. Per Segre, quella figura è rimasta il simbolo di un’indifferenza capace di ferire profondamente proprio perché proveniva da una persona centrale nella vita di una bambina.

Durante l’evento milanese, intitolato «Seppellite il mio cuore a Tel Aviv. Emozioni e pensieri di un viaggio in Israele», è stato letto anche il Canto di Luca Zevi con Olek Mincer. Il testo ha offerto lo spunto per riflettere su quella stessa indifferenza che Segre considera una presenza costante nella propria storia.

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