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Cronaca 2 min di lettura36 min fa

58 donne costrette al matrimonio in Emilia-Romagna: il dato che allarma

Nel 2025 sono emersi 58 casi in quattro province: molte vittime hanno trovato sostegno soltanto dopo le nozze e con l’intervento di scuola e servizi sociali.

Il controllo familiare può spingersi fino a imporre una gravidanza a una donna che rifiuta il matrimonio. È uno degli aspetti più drammatici che emergono dal quadro seguito in Emilia-Romagna, dove il caso di Saman Abbas ha mostrato quanto possano essere estreme le conseguenze delle pressioni esercitate dai nuclei più radicali.

La vicenda di Saman Abbas resta così un riferimento doloroso per comprendere il rischio che può accompagnare l’opposizione alle decisioni familiari. In questo contesto, il matrimonio forzato non rappresenta l’unica forma di violenza: anche la maternità può diventare uno strumento di costrizione.


Quando l’aiuto arriva troppo tardi

Nel 2025, circa nove vittime su dieci si sono rivolte ai centri antiviolenza soltanto dopo la celebrazione delle nozze. Il dato segnala quanto spesso la richiesta di protezione maturi quando il vincolo matrimoniale è già stato formalizzato.

Per il 65% delle donne, inoltre, il contatto con i servizi è stato possibile grazie alla mediazione di una figura esterna alla famiglia. A favorire l’emersione delle situazioni più delicate sono stati soprattutto insegnanti e assistenti sociali, che hanno riconosciuto i segnali di coercizione e indirizzato le vittime verso il sostegno specializzato.

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Il quadro emerso in quattro province

Le informazioni sono state raccolte dal Centro Interculturale Trama di Terre, realtà che monitora il fenomeno sul territorio regionale. L’analisi riguarda quattro delle nove province dell’Emilia-Romagna e registra 58 donne che, nel corso del 2025, hanno denunciato di essere state obbligate con la forza a sposarsi.

Le vittime hanno origini diverse: tra i Paesi indicati compaiono Bangladesh, Pakistan e Marocco. Il numero restituisce quindi una fotografia circoscritta alle aree osservate e ai casi arrivati all’attenzione dei servizi, ma evidenzia la presenza di una forma di violenza che può restare nascosta fino a quando qualcuno, dentro o fuori dalla famiglia, non riesce a interrompere il silenzio.

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