Scuola, lunedì la protesta nazionale contro il tetto del 30%
Studenti, famiglie e sindacati chiedono a Mattarella di non promulgare il provvedimento sugli alunni non italofoni e annunciano nuove iniziative negli istituti
La contestazione entrerà nelle scuole lunedì, con una giornata nazionale di mobilitazione convocata dal sindacato studentesco Osa. L’organizzazione sostiene che la partita contro il decreto sia appena iniziata e promette iniziative in tutto il Paese.
Osa ha definito il provvedimento una forma di razzismo istituzionale e ha accusato il governo di non affrontare le difficoltà concrete della scuola. Sui social il sindacato ha scritto: “Adesso la battaglia è aperta e non lasceremo un centimetro al governo di fascisti dentro in carica, che fa razzismo di stato ma non risolve i problemi veri”.
Sindacati e studenti alzano il livello
Alla richiesta di mobilitazione si aggiunge l’appello sottoscritto da Usb, Osa, altre organizzazioni sindacali di base e associazioni. Il destinatario è Sergio Mattarella, chiamato a non firmare il decreto e a rimandarlo al Parlamento, mentre ai deputati e ai senatori viene chiesto di respingerlo.
Secondo i promotori, la selezione degli alunni sulla base della cittadinanza contrasterebbe con gli articoli 34 e 3 della Costituzione: il primo tutela l’accesso alla scuola, il secondo esclude distinzioni legate alla razza o alla condizione personale. Nel loro messaggio assicurano inoltre che nessun limite imposto per legge fermerà la protesta di chi lavora nella scuola pubblica o la difende.
Il provvedimento resta senza firma
Il decreto non risulta ancora promulgato dal Presidente della Repubblica. La sua applicazione introdurrebbe un limite del 30% alla presenza, nelle classi, di studenti stranieri o non italofoni e stabilirebbe anche obblighi e sanzioni economiche a carico delle famiglie.
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Proprio questo impianto ha alimentato la reazione di docenti, genitori e cittadini, che chiedono un nuovo esame parlamentare. Le iniziative si stanno estendendo oltre Roma e coinvolgono sia realtà studentesche sia rappresentanze sindacali.
Dalla Di Donato alle altre scuole
Tra i primi istituti a prendere posizione c’è stata la scuola dell’infanzia e primaria Di Donato, nel quartiere Esquilino di Roma, conosciuta per la convivenza tra bambini di lingue e culture differenti. Le famiglie hanno inviato una lettera al Quirinale e alle Camere, sostenendo che l’identità dei bambini non possa essere trasformata in una percentuale da rispettare.
Nel testo viene contestata anche la distinzione basata sulla frequenza della scuola dell’infanzia. Le famiglie osservano che un bambino straniero nato a Roma, già italofono, potrebbe rientrare nel limite se non avesse frequentato due anni di scuola dell’infanzia, mentre un cittadino italiano che non conosce la lingua non sarebbe sottoposto allo stesso criterio. La protesta è stata rilanciata in diversi istituti della Capitale, tra cui Pisacane, Bonghi, Mazzini e Plinio, e dalla Rete Studenti Medi in Lazio e nel resto d’Italia.
A Genova, intanto, ha suscitato reazioni la rimozione di uno striscione con la scritta “Nessuno è straniero” dalla scuola elementare Daneo: il messaggio è stato portato via da due agenti e ricollocato dopo le proteste. La Cgil, attraverso la segretaria generale della Flc Elena Bruzzese, ha chiesto spiegazioni all’Ufficio scolastico regionale, all’ambito territoriale genovese e alla Prefettura, invitando gli istituti a esporre messaggi analoghi all’ingresso.
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