Scuola e minori online: il modulo che smonta gli algoritmi
La pressione del digitale sugli adolescenti emerge soprattutto dal tempo trascorso davanti agli schermi: durante i giorni di scuola, il 25% dei giovani europei supera già le sei ore quotidiane, mentre nel fine settimana la quota sale al…
La pressione del digitale sugli adolescenti emerge soprattutto dal tempo trascorso davanti agli schermi: durante i giorni di scuola, il 25% dei giovani europei supera già le sei ore quotidiane, mentre nel fine settimana la quota sale al 46%. Il 14% oltrepassa inoltre le dieci ore al giorno, con conseguenze segnalate sulla qualità del sonno, sulla concentrazione e sul benessere psicologico.
A Roma, da questa esigenza, è nato un modulo didattico costruito insieme agli studenti e dedicato alla competenza digitale. Il progetto punta a spiegare il funzionamento dei flussi di contenuti, a riconoscere la disinformazione e a favorire un rapporto più consapevole con smartphone, computer portatili e tablet.
Gli studenti diventano coautori
Il percorso è stato presentato durante l’incontro tra Claudio Casini, Capo della Rappresentanza della Commissione europea in Italia, e gli alunni dell’Istituto Comprensivo Orsa Maggiore di Roma. L’appuntamento ha concluso una fase partecipativa nella quale ragazze e ragazzi hanno contribuito alla progettazione del modulo interattivo, pensato per essere utilizzato da loro e con il loro linguaggio.
La sperimentazione coinvolgerà ora 15 scuole secondarie, 159 classi e circa 3.500 studenti di Lazio, Campania, Lombardia e Piemonte. Il materiale sarà impiegato nelle ore di educazione civica e cittadinanza; in seguito, l’esperienza potrà essere proposta volontariamente anche ad altre reti scolastiche italiane di secondo grado.
Casini ha spiegato che il nuovo incontro previsto a dicembre servirà a verificare i risultati del lavoro e a raccogliere l’esperienza di studenti e insegnanti. A suo giudizio, il Digital Services Act richiama le piattaforme alle responsabilità di trasparenza, ma le regole devono essere accompagnate da una preparazione sviluppata già a scuola, con il coinvolgimento delle famiglie.
Dallo scorrimento infinito alle fonti
Uno degli obiettivi è mostrare come gli algoritmi orientino ciò che appare sui social media e quali meccanismi possano spingere a restare connessi. Il caso dello scorrimento infinito è centrale: l’aggiornamento continuo dei contenuti elimina un punto naturale di arresto e rende più difficile interrompere la navigazione.
Il programma affronta anche il controllo delle fonti, la disinformazione mirata, le manipolazioni e i contenuti prodotti o alterati dall’intelligenza artificiale, compresi i falsi audiovisivi realistici. Un ulteriore asse riguarda la gestione del tempo, con l’obiettivo di ristabilire un equilibrio tra attività online, relazioni e vita quotidiana.
Pasquale Battaglia, amministratore delegato di VIK School, ha sintetizzato così l’impostazione del progetto: «I ragazzi non hanno bisogno di sentirsi dire che gli algoritmi sono pericolosi: hanno bisogno di capire come funzionano». Il percorso Behind Your Screen, ha aggiunto, vuole accompagnarli dietro il funzionamento dei social per comprendere chi seleziona i contenuti che ricevono.
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Le nuove tutele per i minori
L’attività educativa si colloca nel quadro delle iniziative europee per rendere più sicuro l’ambiente digitale dei minorenni. Nel discorso sullo Stato dell’Unione 2026, la Presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha richiamato la necessità di contrastare la dipendenza dallo scorrimento senza fine e di restituire ai più giovani tempo per immaginazione, confronto e crescita personale.
La Commissione ha inoltre presentato l’EU Kids Act, proposta legislativa che introduce protezioni calibrate sull’età e servizi sicuri fin dalla progettazione. Sotto i 13 anni l’accesso ai social media sarebbe escluso, mentre resterebbero disponibili servizi di condivisione video destinati a quella fascia tramite un profilo amministrato da un genitore o da un tutore.
Tra i 13 e i 14 anni sarebbe previsto un profilo limitato, sempre gestito da un adulto, con un utilizzo massimo di un’ora al giorno. Dai 15 anni si potrebbe invece aprire e amministrare autonomamente un profilo sui social media.
Le garanzie riguarderebbero anche piattaforme video, giochi online, assistenti virtuali e chatbot basati sull’intelligenza artificiale. Tra le misure indicate figurano il blocco delle notifiche notturne, il divieto di contatti non richiesti da sconosciuti, la configurazione privata dei profili come impostazione iniziale e la disattivazione dei sistemi progettati per favorire un uso compulsivo.
Famiglie favorevoli alla scuola
Il sondaggio Eurobarometro mostra che il 46% dei genitori italiani intervistati chiede di rafforzare l’educazione digitale nelle scuole. La percentuale supera quella media europea, ferma al 39%, e sostiene l’idea di affiancare alle norme strumenti concreti per aiutare i minori a comprendere il funzionamento della rete.
Il modulo promosso dalla Rappresentanza della Commissione europea in Italia e da VIK School segue la strategia dell’Unione europea Better Internet for Kids e i principi di responsabilizzazione previsti dal quadro europeo sui servizi digitali. L’intento è fornire a studenti e docenti strumenti pratici per abitare lo spazio digitale con maggiore autonomia, sicurezza e consapevolezza.
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