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Cronaca 2 min di lettura9 ore fa

Scorte di gas al 70%: l’Europa studia il piano per l’inverno

Il caldo estremo ha rallentato il riempimento dei depositi, mentre Bruxelles sollecita risparmi energetici e maggiore prudenza negli acquisti

L’estate insolitamente calda e asciutta ha fatto aumentare l’uso del gas per generare elettricità, proprio mentre le riserve procedevano più lentamente verso il livello desiderato. Dan Jørgensen, commissario europeo all’Energia, ritiene comunque che il quadro odierno sia più solido rispetto al 2021, grazie a una maggiore capacità di importazione di gas naturale liquefatto, a una quota più ampia di rinnovabili e a una domanda complessiva inferiore.


Una soglia meno rigida per le riserve

Per evitare acquisti affrettati in una fase di mercato tesa, Jørgensen ha invitato gli Stati a sfruttare la flessibilità prevista dalle norme europee. Il livello di riempimento fissato in via ordinaria è del 90%, ma in circostanze difficili sono possibili eccezioni: secondo la Commissione europea, arrivare all’80% potrebbe bastare per superare i mesi freddi.

Gli stoccaggi dell’Unione europea si trovano oggi intorno al 70%, con un distacco di 12 punti percentuali rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. I prezzi, inoltre, rimangono soggetti a forti oscillazioni, anche a causa delle tensioni internazionali che incidono sulle forniture di gas naturale liquefatto.


Bruxelles punta sulla domanda

La Commissione europea ha quindi chiesto ai governi di valutare interventi capaci di contenere l’uso di gas ed elettricità. Tra le ipotesi figurano una gestione più attenta dei consumi nelle ore di maggiore richiesta, lo spostamento di alcune attività verso fasce meno congestionate tramite i contatori intelligenti e una temperatura massima negli edifici pubblici.

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Nel pacchetto di indicazioni rientrano anche la sospensione del riscaldamento degli spazi all’aperto e la riduzione dell’illuminazione pubblica non indispensabile durante la notte. Limitare l’elettricità può avere effetti anche sul gas, perché nei momenti di picco sono spesso gli impianti alimentati da questa fonte a coprire l’ultima parte del fabbisogno.


Nessuna emergenza immediata

La richiesta è contenuta in una lettera trasmessa da Jørgensen ai ministri dell’Energia dei 27 Paesi membri. Il commissario ha precisato che «al momento non vi sono rischi immediati», ma ha comunque sollecitato una preparazione più prudente in vista dell’inverno.

In un messaggio diffuso sui social, Jørgensen ha inoltre collegato la situazione alla dipendenza dalle importazioni di combustibili fossili: dall’inizio della guerra in Medio Oriente, ha scritto, l’Europa avrebbe speso altri 100 miliardi di euro per acquistarli. La sua posizione è che una riduzione di tale dipendenza possa contribuire a contenere il costo dell’energia per cittadini e imprese.

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