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Cronaca 3 min di lettura45 min fa

Scontri a Milano: Codacons e Fedez, l’inattesa convergenza

Dopo le violenze nel centro cittadino, l’associazione e il rapper criticano da angolazioni diverse i messaggi rivolti ai più giovani e le contraddizioni del mondo musicale

La vicenda degli scontri nel centro di Milano produce un’inedita convergenza: Codacons e Fedez, protagonisti in passato di un rapporto segnato da accuse e contrapposizioni, finiscono per sollevare una questione simile. Al centro c’è il peso delle parole pronunciate da artisti molto seguiti, soprattutto quando si parla di rabbia sociale, proteste e violenza.

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La responsabilità verso i più giovani

Il Codacons separa con decisione il diritto a manifestare dall’azione di chi ha danneggiato negozi e compiuto furti. L’associazione ritiene che la solidarietà verso chi vive una condizione di disagio non possa trasformarsi in una giustificazione degli atti illegali, né in un messaggio ambiguo rivolto al pubblico.

In una posizione riferita alle dichiarazioni di Marracash, il Codacons sostiene: «Chi manifesta pacificamente deve essere sempre difeso e tutelato». Secondo l’associazione, però, le prese di posizione generiche sui disordini rischiano di apparire come un’accettazione indistinta della protesta, anche nelle sue forme violente.

Il richiamo riguarda in particolare rapper e trapper, che dispongono di un seguito ampio tra adolescenti e giovani adulti. Per il Codacons, proprio questa influenza impone di condannare senza esitazioni devastazioni e saccheggi, evitando che la mancata distanza possa essere interpretata come un incoraggiamento.


Fedez attacca le contraddizioni

Fedez concentra invece l’attenzione sulla coerenza degli artisti che dichiarano di stare dalla parte dei ragazzi e della loro rabbia, pur continuando a frequentare gli ambienti più esclusivi dell’industria del lusso. La sua critica investe dunque il rapporto tra immagine pubblica, privilegi e adesione alle proteste.

Il rapper, rivolgendosi anche a Marracash, ha scritto: «Bravi ragazzi, rompete l’ingranaggio, ma alla fine della giornata il vostro rapper preferito tornerà in prima fila alle sfilate di Louis Vuitton». La contestazione è rivolta a una solidarietà che, secondo Fedez, può ridursi a una posa priva di una reale condivisione delle condizioni vissute dai giovani.

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A rafforzare il concetto, Fedez ha aggiunto: «Non credete agli artisti ricchi che vi sostengono, non c'è nessun noi». Il bersaglio, quindi, non è soltanto la gestione degli scontri, ma anche la distanza tra il linguaggio della ribellione e la vita di chi lo utilizza.


Un’intesa soltanto apparente

Le due posizioni non coincidono. Il Codacons chiede soprattutto una condanna esplicita della violenza e difende la distinzione tra protesta pacifica e reati; Fedez mette sotto esame l’autenticità di chi si presenta come alleato dei ragazzi senza rinunciare ai vantaggi del sistema criticato.

Il punto di contatto riguarda il ruolo dei personaggi pubblici e le conseguenze dei loro messaggi. Entrambi, seppure da prospettive opposte, richiamano l’attenzione sull’influenza esercitata su un pubblico giovane e sulla necessità di assumersi la responsabilità delle proprie parole.


Dai vecchi scontri a un punto comune

La convergenza appare ancora più singolare considerando il passato tra Fedez e Codacons, caratterizzato da esposti, accuse e battaglie legali, prima di una successiva riappacificazione. Gli episodi di Milano non cancellano quelle tensioni e non segnano la nascita di un’alleanza.

Restano, infatti, due letture differenti dello stesso scenario: per l’associazione il disagio sociale non attenua la responsabilità di chi devasta, mentre per Fedez la protesta perde credibilità quando viene sostenuta da artisti che non affrontano le proprie contraddizioni. Nella città segnata dalle vetrine infrante, il paradosso è che due avversari di lunga data si ritrovino almeno su una domanda: quale peso deve avere la voce di chi parla a migliaia di giovani?

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