1.174notizie oggi Scopri i vantaggi
Cronaca 3 min di lettura15 ott

Scompenso cardiaco, un paziente su 5 torna in ospedale: la sfida italiana

Gli specialisti riuniti a Milano chiedono una rete di cure più uniforme e un follow-up territoriale capace di ridurre ricoveri e complicanze.

Uno scompenso su cinque si traduce in un nuovo ricovero entro dodici mesi, nonostante i progressi nelle terapie. È questo uno dei dati più preoccupanti emersi dal confronto tra i cardiologi, che descrivono una patologia in espansione e chiedono un’assistenza più omogenea in ogni area del Paese.

Offerta del giorno16 ottobre

Rowenta

-20% sugli aspirapolvere Rowenta

Scade tra 76 giorni
********


Il nodo resta dopo le dimissioni

In Italia convivono con l’insufficienza cardiaca circa 800mila persone e ogni anno si contano più di 130mila ospedalizzazioni. Per gli esperti dell’Associazione nazionale medici cardiologi ospedalieri, si tratta di una vera emergenza sanitaria e sociale, anche perché molti ricoveri potrebbero essere evitati con una presa in carico più efficace sul territorio.

Il tema è stato affrontato a Milano il 16 e 17 ottobre, durante la Convention nazionale dei Centri scompenso cardiaco Anmco 2026. L’incontro ha riunito professionisti impegnati nella gestione della malattia con l’obiettivo di condividere soluzioni cliniche e organizzative applicabili nel Servizio sanitario nazionale.

La ricerca Bring-Up 3 Scompenso, condotta in circa 180 centri italiani, mostra che il ricorso tempestivo ai quattro pilastri della terapia farmacologica è ormai adottato nel 65% dei pazienti seguiti. Questo approccio ha contribuito a contenere in modo importante la mortalità, ma il rischio di una nuova ospedalizzazione rimane elevato.

Fabrizio Oliva, past president Anmco e direttore della Cardiologia 1 dell’ospedale Niguarda di Milano, ha sottolineato che il periodo immediatamente successivo alla dimissione è decisivo: occorre aumentare gradualmente i dosaggi quando possibile e rafforzare i controlli nei primi 30 giorni. A suo giudizio, la gestione della stabilità del paziente non può interrompersi con la fine del ricovero.


Cure uguali da Nord a Sud

Per Massimo Grimaldi, presidente Anmco e direttore di Cardiologia all’ospedale F. Miulli di Acquaviva delle Fonti, la priorità è fare arrivare le terapie più efficaci a tutti i pazienti, senza differenze legate al luogo di residenza. «Non basta disporre di trattamenti efficaci: è fondamentale che queste cure raggiungano ogni singolo paziente», ha affermato durante il confronto.

Chiedi a Readoo3 / 3 oggi

Fai una domanda su questo articolo o sul suo argomento: l'AI risponde in modo pertinente.

Readoo usa l’AI per rispondere velocemente alle tue domande.

La rete dei Centri scompenso dell’associazione viene indicata come lo strumento per diffondere standard clinici comuni. Ricerca, documenti condivisi, congressi e formazione continua dovrebbero consentire di trasformare le prove scientifiche in percorsi assistenziali concreti e accessibili sull’intero territorio nazionale.

Grimaldi ha spiegato che l’obiettivo è evitare che qualcuno resti escluso dai progressi della cardiologia. Il miglioramento atteso non riguarda soltanto la sopravvivenza, ma anche la qualità e la sicurezza della vita quotidiana dei malati.


La cardiologia guarda al territorio

Federico Nardi, presidente designato Anmco e direttore di Cardiologia all’ospedale Santo Spirito di Casale Monferrato, ha indicato nella personalizzazione precoce delle cure uno degli sviluppi più importanti. Le prospettive comprendono farmaci combinati avviati prima, trattamenti calibrati sulle caratteristiche biologiche del paziente e dispositivi sempre più evoluti.

Secondo Nardi, l’assistenza dovrà spostarsi da un modello concentrato sulle fasi acute a una presa in carico continua e preventiva. Telemedicina, strumenti digitali e intelligenza artificiale applicata al monitoraggio a distanza sono destinati a sostenere questo cambiamento, intercettando prima i segnali di peggioramento.

La sfida indicata dagli specialisti è quindi duplice: rendere più rapida l’applicazione delle innovazioni e costruire un’organizzazione capace di seguirne gli effetti nel tempo. La Convention Anmco punta proprio a collegare ricerca, formazione e pratica quotidiana per ridurre il peso clinico ed economico dello scompenso cardiaco.

Ti è piaciuto? Condividilo

Continua a leggere