Campo rom di Milano, il contratto che riaccende la protesta
Gli abitanti di via Chiesa Rossa contestano la chiusura del villaggio e difendono l’accordo con il Comune, annunciando una manifestazione pacifica davanti alla prefettura.
Da 26 anni vivono nel villaggio di via Chiesa Rossa, alle porte di Milano, e ora contestano la decisione di chiudere il campo. I residenti chiamano in causa il Comune e il sindaco Giuseppe Sala, sostenendo di avere ancora un accordo valido per restare nell’area.
La protesta è arrivata davanti alla prefettura di Milano con una manifestazione pacifica. Al centro della contestazione c’è soprattutto la proposta di trasferire gli abitanti in appartamenti, soluzione giudicata incomprensibile da chi sostiene di avere già una casa.
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L’accordo con il Comune resta il nodo
Uno degli abitanti più anziani racconta che il rapporto con l’amministrazione sarebbe regolato da un contratto a tempo indeterminato. «Abbiamo un contratto a tempo indeterminato con il Comune, ma adesso vogliono chiudere il villaggio», ha affermato durante la protesta.
Secondo i residenti, lo sgombero rappresenterebbe una scelta priva di senso perché le abitazioni presenti nel campo sarebbero già di loro proprietà o comunque nella loro disponibilità. Per questo respingono l’ipotesi di essere trasferiti in case pubbliche: a loro giudizio, quegli alloggi dovrebbero andare a chi non dispone di una sistemazione.
Le case sono smontabili, dicono gli abitanti
Dall’esterno, le strutture del villaggio possono apparire diverse da come vengono descritte da chi ci abita. I residenti, però, assicurano che si tratta di abitazioni semoventi e «tutte smontabili», sostenendo così che il campo non sarebbe composto da edifici permanenti.
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Nel corso della protesta è emersa anche la volontà di distinguere le responsabilità individuali. Uno degli abitanti ha spiegato che nel campo vivono persone con comportamenti diversi e ha aggiunto: «Io sono cittadino italiano, con una certa età e incensurato».
La delusione verso il sindaco Sala
La richiesta di chiusura ha alimentato la delusione degli abitanti anche sul piano politico. I residenti ricordano infatti di avere sostenuto nel tempo la sinistra con il voto e considerano ancora più difficile da accettare la decisione attribuita all’amministrazione milanese.
La manifestazione davanti alla prefettura si è svolta senza incidenti. La protesta resta legata al futuro del villaggio di via Chiesa Rossa e alla contrarietà degli abitanti all’ipotesi di sgombero e trasferimento nelle case.
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