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Cronaca 2 min di lettura2 ore fa

Sardegna, 27 ore sotto i detriti: il difficile salvataggio di Olmetto

Luca Olmetto, 31 anni, è stato estratto vivo dalla grotta tra Urzulei e Baunei dopo un intervento condotto tra crolli, ferite e lunghi scavi manuali.

Più di trenta tecnici del Corpo nazionale soccorso alpino e speleologico hanno lavorato insieme ai vigili del fuoco per raggiungere Luca Olmetto e riportarlo all’esterno. Alle operazioni hanno partecipato anche la Protezione civile di Dorgali e il personale sanitario del 118, impegnato nelle prime cure.

Il recupero è terminato poco prima delle 18 di lunedì 12 ottobre, dopo oltre un giorno trascorso sottoterra. Il coordinamento dei vigili del fuoco era affidato al comandante di Nuoro Salvatore Corrao, con una squadra composta da trenta operatori specializzati.


Il ferito è stato estratto vivo

Quando i soccorritori sono riusciti ad arrivare fino a lui, il 31enne era cosciente. Aveva però riportato traumi e lesioni ed è stato sottoposto a una prima stabilizzazione direttamente dopo l’estrazione.

Per Olmetto, originario di Codrongianos, è stato predisposto il trasferimento in elicottero verso un ospedale. Qui avrebbe dovuto ricevere ulteriori valutazioni mediche e le cure necessarie in relazione alle ferite riportate durante il crollo.


Un passaggio bloccato dalla frana

L’incidente si era verificato nel pomeriggio di domenica 11 ottobre, a una profondità di circa dieci metri. Il cedimento della volta avrebbe fatto precipitare terra e rocce, intrappolando parzialmente lo speleologo e rendendo impraticabile l’accesso alla cavità situata tra Urzulei e Baunei, in Sardegna.

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La presenza di materiale instabile ha reso rischioso ogni movimento all’interno della grotta. Gli operatori hanno dovuto procedere con cautela per evitare che altri detriti si staccassero e peggiorassero la situazione.


Scavi manuali per liberarlo

Per aprire un varco verso il cunicolo occupato da Olmetto, le squadre hanno rimosso il materiale quasi esclusivamente a mano. Il lavoro è proseguito per circa 24 ore, in spazi stretti e su una roccia considerata friabile.

Una volta raggiunto il giovane, l’intervento non era ancora concluso: il suo corpo risultava ancora bloccato dai detriti. Sono servite altre ore di scavo e di manovre controllate prima di poterlo liberare, trasportare fuori dalla cavità e affidare ai sanitari.

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