Santanchè, un nuovo fronte giudiziario: rischia il terzo processo
La Procura di Milano ha chiesto il rinvio a giudizio della senatrice e di altre 14 persone per i dissesti di Ki Group, Bioera e società collegate.
Per Daniela Santanchè si apre la possibilità di un terzo procedimento penale a Milano, mentre gli altri due fascicoli che la riguardano seguono percorsi differenti. La Procura ha infatti chiesto il rinvio a giudizio della senatrice di Fratelli d’Italia, ex ministra del Turismo, per accuse che comprendono bancarotta fraudolenta, falso in bilancio e truffa aggravata ai danni dello Stato.
La richiesta coinvolge complessivamente 14 persone, oltre a una società, e riguarda il dissesto di Ki Group, Ki Group Holding, Bioera e Umbria srl. Toccherà ora al giudice dell’udienza preliminare stabilire se le contestazioni debbano approdare a processo.
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Un fascicolo con accuse pesanti
L’iniziativa giudiziaria è stata firmata dai pubblici ministeri Luigi Luzi e Guido Schininà, insieme all’aggiunto Roberto Pellicano, sotto la direzione del procuratore Marcello Viola. Le indagini, svolte con il supporto del Nucleo di Polizia Economico Finanziaria della Guardia di finanza, erano state chiuse a metà luglio.
Tra le persone indicate nella richiesta figurano anche Lorenzo Santanchè, figlio della senatrice, l’ex compagno Giovanni Canio Mazzaro e la sorella Fiorella Garnero. Rispetto al quadro delineato al termine dell’inchiesta, la posizione di Bernardino Camillo Poggio è stata separata e per lui è stata sollecitata l’archiviazione.
Uno dei capitoli riguarda 3,3 milioni di euro ottenuti nel 2021 attraverso le misure pubbliche introdotte per sostenere le imprese durante la pandemia. Secondo l’accusa, Invitalia sarebbe stata indotta a concedere un finanziamento da 2,7 milioni e un credito d’imposta da 600mila euro senza che ricorressero le condizioni necessarie.
Bilanci, dividendi e compensi nel mirino
Nel caso di Ki Group Holding, gli ex amministratori avrebbero distribuito dividendi mentre la società si trovava già in una situazione di grave difficoltà finanziaria. Tra le somme citate dagli inquirenti figurano oltre 4,1 milioni di euro relativi al 2015, presentati come utili che non sarebbero stati realmente conseguiti.
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L’inchiesta prende in esame anche plusvalenze ritenute false, per un valore vicino ai 12 milioni, e due prestiti bancari del 2020 riconducibili al progetto “Progettoimprese tv 2018”, per complessivi 2,4 milioni. Per uno dei finanziamenti, la Procura ipotizza un impiego diverso rispetto agli obiettivi dichiarati nel piano di investimento.
Santanchè, che ha guidato Bioera come presidente dal 2012 al 2022, è inoltre accusata con gli altri indagati di avere incassato compensi ritenuti sproporzionati. Le somme, superiori a 2,1 milioni, sarebbero state riconosciute tra il 2018 e il 2023, anche dopo la perdita del capitale sociale emersa nel 2019. Agli interessati viene contestato pure di aver nascosto quella perdita nei bilanci successivi.
Gli altri procedimenti e la difesa
A Milano la senatrice è già imputata nel processo relativo al presunto falso in bilancio di Visibilia. Un’altra vicenda, quella sulla presunta truffa all’Inps, si trova invece ancora nella fase dell’udienza preliminare, sospesa in attesa della decisione della Corte costituzionale.
Le accuse sul gruppo Ki Group-Bioera sono state respinte da Santanchè, che tramite i suoi avvocati aveva sostenuto di aver operato con correttezza. L’eventuale apertura del nuovo dibattimento dipenderà dalla valutazione del giudice per l’udienza preliminare.
Sul caso è intervenuto anche Giuseppe Conte. Il presidente del Movimento 5 Stelle ha definito la vicenda «nulla di nuovo», sostenendo che le contestazioni fossero già emerse durante l’inchiesta e criticando la gestione politica della permanenza di Santanchè nel governo.
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