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Cronaca 1 min di lettura14 min fa

Sanità, l’allarme Gimbe: 18,8 miliardi persi in tre anni

Il finanziamento pubblico cresce solo sulla carta, mentre per il prossimo triennio servirebbero altri 32 miliardi per evitare nuovi costi a carico dei cittadini.

Il Servizio sanitario nazionale si trova davanti a una riduzione delle risorse effettive che non emerge dai semplici valori nominali. Secondo la Fondazione Gimbe, tra il 2023 e il 2026 la contrazione del finanziamento rispetto al prodotto interno lordo avrebbe prodotto una perdita di 18,8 miliardi di euro.


La crescita del fondo non basta

Il fondo sanitario ha registrato un aumento in termini assoluti, ma il rapporto tra le risorse destinate alla sanità e il Pil è diminuito. È proprio questo scarto, evidenziato dalla Fondazione Gimbe, a tradursi in quelli che vengono definiti “tagli invisibili”.

Il dato fa parte del nono rapporto sul Servizio sanitario nazionale, presentato mercoledì mattina nella Sala della Regina della Camera dei deputati. L’analisi mette quindi in discussione l’idea che l’incremento nominale del fondo corrisponda automaticamente a un rafforzamento concreto del sistema.

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Servono 32 miliardi in più

Le prospettive per i prossimi anni non indicano, secondo il rapporto, un’inversione di tendenza. Per il triennio successivo sarebbero necessari 32 miliardi di euro aggiuntivi per finanziare adeguatamente la sanità pubblica senza trasferire il peso della spesa sui cittadini.

La cifra rappresenta il fabbisogno stimato per mantenere il finanziamento del servizio senza ulteriori aggravi per le persone. Il rapporto collega così la perdita già registrata tra il 2023 e il 2026 alla necessità di nuove risorse nel periodo successivo.

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