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Cronaca 1 min di lettura1 ora fa

Sanità, il conto nascosto: 18,8 miliardi in meno entro il 2026

Il finanziamento cresce solo sulla carta, mentre la quota rispetto al Pil si riduce: per il prossimo triennio servono altri 32 miliardi.

Il Fondo sanitario nazionale aumenta in termini nominali, ma il suo peso sull’economia si è ridotto. Tra il 2023 e il 2026 questa dinamica equivale, secondo la Fondazione Gimbe, a una perdita di 18,8 miliardi di euro per il Servizio sanitario nazionale.


Il finanziamento arretra rispetto al Pil

Il dato emerge dal Nono Rapporto sul Servizio Sanitario Nazionale, presentato alla Camera dei Deputati, nella Sala della Regina. L’analisi mette in evidenza la distanza tra la crescita apparente delle risorse e la loro incidenza effettiva sul prodotto interno lordo.

In altre parole, l’incremento degli stanziamenti non è bastato a mantenere invariata la quota destinata alla sanità in rapporto alla ricchezza prodotta dal Paese. È da questa contrazione che deriva il calcolo dei 18,8 miliardi persi nel periodo considerato.

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Servono 32 miliardi aggiuntivi

Le prospettive per i prossimi anni non indicano un’inversione di tendenza. Per sostenere il sistema sanitario nel triennio successivo senza trasferire nuovi costi sui cittadini, il rapporto stima la necessità di 32 miliardi di euro aggiuntivi.

Nella lettura di Cartabellotta, il rischio è che a coprire le risorse mancanti siano direttamente le persone. Il fabbisogno indicato dalla Fondazione Gimbe riguarda quindi non soltanto l’equilibrio dei conti, ma anche la possibilità di finanziare la sanità senza aumentare il peso economico sulle famiglie.

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