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Cronaca 2 min di lettura1 ora fa

San Lorenzo, a rischio la manutenzione dei Frecciarossa

Il sindacato denuncia il possibile ridimensionamento dell’impianto romano, uno dei quattro centri italiani dedicati ai treni ad Alta Velocità

A Roma è a rischio il presidio di San Lorenzo dedicato alla manutenzione dei Frecciarossa. FAST-Confsal Lazio denuncia l’ipotesi di una dismissione delle attività e il possibile spostamento dei dipendenti verso altri comparti ferroviari, compreso il trasporto regionale.

Secondo il sindacato, il problema non riguarda soltanto la continuità del lavoro, ma anche la permanenza nella Capitale di competenze tecniche costruite negli anni sui convogli ad Alta Velocità.

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Il timore per le competenze

Marco Manna, segretario regionale del Dipartimento Mobilità Terrestre di FAST-Confsal Lazio, distingue tra la tutela dell’occupazione e la conservazione delle professionalità specialistiche. "Riconosciamo il valore delle garanzie occupazionali offerte, ma ridurre tutto a una ricollocazione significa non vedere il problema", ha dichiarato.

Il trasferimento dei lavoratori potrebbe quindi mantenere i posti, ma disperdere l’esperienza maturata negli interventi sui Frecciarossa. Manna ha aggiunto: "Un tecnico che ha passato anni sui treni ad alta velocità non si sostituisce con un trasferimento. Se quelle competenze si disperdono, Roma perde un presidio industriale che difficilmente tornerà".


L’impianto e il ruolo di Roma

Nel nodo ferroviario di San Lorenzo operano due capannoni attivi senza interruzioni. Vi lavorano personale di Trenitalia e addetti delle imprese appaltatrici, impegnati in operazioni che richiedono preparazione specifica ed esperienza diretta sui treni veloci.

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La struttura romana è uno dei soli quattro centri presenti in Italia per questo tipo di manutenzione. La sua eventuale chiusura ridurrebbe il peso della Capitale nella rete industriale che sostiene i collegamenti dell’Alta Velocità nazionale.


Gli investimenti tra Nord e Centro-Sud

FAST-Confsal Lazio teme inoltre che la riduzione delle attività a Roma possa accentuare la concentrazione degli interventi qualificati e delle risorse nelle aree settentrionali del Paese. Il sindacato collega la vicenda anche all’apertura del mercato della manutenzione, con il rischio che una presenza pubblica più debole favorisca gli operatori concorrenti.

"Il rischio è doppio – prosegue Manna –. Da una parte attività e investimenti che si concentrano al Nord, lasciando sguarniti gli impianti del Centro-Sud. Dall’altra un mercato sempre più aperto, dove una capacità manutentiva pubblica indebolita lascia spazio ai concorrenti".

La sigla chiede di valutare la riorganizzazione all’interno di un piano industriale di lungo periodo, evitando che i singoli impianti vengano ridotti senza una programmazione complessiva.

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