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Cronaca 2 min di lettura2 ore fa

Allarmi negli aeroporti, psicologa: rischio per i più vulnerabili

La psicologa Valentina Di Mattei invita a ridurre social e notizie, mantenendo abitudini e riferimenti affidabili

Gli allarmi bomba negli aeroporti possono appesantire le condizioni psicologiche delle persone più vulnerabili, avverte Valentina Di Mattei, presidente dell’Ordine degli psicologi della Lombardia e docente all’Università Vita-Salute San Raffaele.

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Come rassicurare i bambini

Con i figli è preferibile rispondere alle domande senza introdurre paure che non hanno ancora espresso. Le spiegazioni devono essere sincere, comprensibili per la loro età e prive di particolari capaci di aumentare l’agitazione.

«I bambini leggono la paura negli adulti prima che nelle notizie», ha spiegato Di Mattei. Vedere genitori tranquilli, capaci di fornire risposte semplici e di ricordare che adulti e istituzioni lavorano per la loro sicurezza, aiuta a preservare il senso di protezione necessario alla crescita.


Informazioni e preparazione

Secondo la psicologa, la gestione pubblica dell’emergenza deve poggiare su comunicazioni attendibili, sulla distinzione tra i diversi livelli di rischio e su indicazioni adeguate alla situazione. «La responsabilità delle istituzioni è dare informazioni credibili, distinguere i rischi e indicare misure proporzionate», ha detto.

La Commissione europea ha intanto diffuso raccomandazioni per consentire ai cittadini di affrontare in autonomia le prime 72 ore di un’emergenza, anche attraverso zaini con beni essenziali. Di Mattei considera questa preparazione utile sul piano psicologico: predisporre materiali per eventuali calamità o interruzioni di corrente non significa prevedere una guerra imminente.

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Quando l’ansia richiede aiuto

Gli allarmi sugli aerei e gli attacchi informatici ai sistemi frigoriferi di alcuni supermercati, anche in Italia, oltre che alla banca del sangue in Francia, sono episodi differenti. Tuttavia, secondo l’esperta, possono incidere sulla fiducia con cui le persone percepiscono servizi, luoghi e consuetudini quotidiane.

La paura, se collegata a un pericolo concreto, è una reazione normale. Diventa più difficile da gestire quando l’incertezza si prolunga e l’esposizione incessante a notizie e social alimenta il malessere: per questo sono consigliati canali ufficiali, tempi limitati per informarsi, il mantenimento delle abitudini e il confronto con persone fidate.

Nelle persone già fragili una situazione di allerta può accentuare un disagio precedente, senza trasformarsi automaticamente in ansia cronica. Un segnale da non trascurare arriva quando la preoccupazione si separa dai fatti e modifica la vita quotidiana, portando a evitare viaggi o luoghi, oppure a dormire male: in questi casi è opportuno rivolgersi a una psicologa o a uno psicologo.

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