Saif resta a Ravenna: il medico lo fermò al Cpr, ora esplode la polemica
Il caso riapre il confronto sui certificati medici contestati e sulle conseguenze delle attestazioni che possono bloccare un’espulsione.
Saif avrebbe dovuto trovarsi in Tunisia, ma al 7 ottobre 2026 è ancora a Ravenna. La sua permanenza in Italia ha riacceso le contestazioni sul ruolo delle valutazioni mediche nei procedimenti di espulsione e sul confine tra tutela sanitaria e mancato rimpatrio.
Il caso che divide Ravenna
A visitare Saif è stato un medico che lo ha giudicato non idoneo al trasferimento in un Centro di permanenza per il rimpatrio. Da qui nasce la polemica: secondo la contestazione sollevata, quella valutazione gli avrebbe consentito di restare libero, nonostante avrebbe dovuto essere accompagnato in Tunisia.
Il caso è stato rilanciato come esempio delle criticità legate ai controlli sanitari sui migranti destinatari di un provvedimento di espulsione. Il riferimento, nel testo, è anche alla possibilità che una persona dichiarata incompatibile con il trattenimento possa poi rimanere sul territorio senza essere rimpatriata.
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Le verifiche sui certificati medici
Il professionista che ha visitato Saif rientra tra i medici finiti sotto inchiesta per presunte attestazioni false. Si tratta dei cosiddetti certificati “anti-Cpr”, documenti che, secondo l’ipotesi investigativa, sarebbero stati redatti per impedire l’ingresso o la permanenza dei migranti nei centri destinati al rimpatrio.
L’indagine dovrà stabilire se le certificazioni contestate fossero fondate su reali condizioni di salute oppure se siano state utilizzate per ostacolare le espulsioni. Nel frattempo, la vicenda di Saif mantiene aperta la domanda sulle conseguenze concrete di un giudizio di inidoneità: il trasferimento è stato bloccato, mentre lui risulta ancora a Ravenna.
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