Rubio a Barranquilla, la cena che copre la vera posta in Colombia
Tra promesse anti-guerriglia, affari strategici e accuse di regia politica, la visita del segretario di Stato Usa diventa il simbolo di un’intesa molto più ampia.
La pace in Colombia, per ora, resta lontana: mentre il Clan del Golfo continua a colpire e a spostare comunità intere, il presidente Abelardo de la Espriella insiste sulla linea dura e sulla mediazione con i gruppi armati come unico passaggio capace di fermare la spirale di violenza.
Una tregua che non arriva
Il nodo non riguarda solo la retorica del governo, ma anche la capacità di colpire davvero le strutture criminali che controllano territori e attività economiche. In questo quadro, la pressione militare non ha cancellato né l’estorsione né le espulsioni forzate in aree come Antioquia, Valle del Cauca e Chocó.
De la Espriella ha costruito gran parte della sua immagine pubblica attorno alla promessa di una repressione senza sconti. Tuttavia, i fatti raccontano un panorama più complesso, in cui la forza dello Stato convive con interessi locali, reti opache e gruppi che mantengono ancora margini di manovra.
Gli affari dietro la stretta Usa-Colombia
La cornice diplomatica è stata definita a Barranquilla, dove il 21 settembre Marco Rubio è stato ospite nella residenza estiva del presidente colombiano. L’incontro privato è stato presentato come un passaggio informale, ma di fatto ha ribadito una linea comune contro la guerriglia e i paramilitari.
Prima di quella cena, però, c’era già stato un appuntamento ufficiale l’8 e il 9 settembre nella caserma del Batallón Paraíso. Lì sono stati messi nero su bianco gli accordi di Barranquilla, centrati sul narcotraffico, sulla distruzione delle coltivazioni di coca, sul controllo del confine con il Venezuela e sulla riattivazione di investimenti statunitensi e israeliani.
Sul tavolo è finita anche la dimensione economica: Rubio ha portato 26,5 milioni di dollari per la ricostruzione dopo il terremoto che ha devastato il paese sudamericano. In cambio, Washington ha ottenuto spazio su materiali critici come litio, rame, tungsteno e soprattutto terre rare, oltre a nuove aperture sul fronte di fracking e trivellazioni.
La riapertura dell’ambasciata colombiana a Gerusalemme è stata indicata come il primo gesto simbolico di questa nuova fase. A completare il quadro, anche l’apertura di un consolato americano a Barranquilla, segno di un’intesa che va ben oltre la sola sicurezza.
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La guerra ai gruppi armati e i sospetti
Nel frattempo, l’apparato di sicurezza ha presentato una serie di colpi contro le Acsn, le Autodefensas Conquistadoras de la Sierra Nevada. Il 21 settembre, durante un’operazione nella Sierra Nevada, è morto Cholo, considerato il secondo comando del gruppo, mentre due settimane prima la Dijin aveva eliminato Bendito Menor insieme alla sua compagna e a due guardie del corpo.
La lista dei bersagli non si ferma lì: La Muñeca, fratello di Castillo Carrillo, detto Pinocho, era già stato arrestato ed estradato negli Stati Uniti. Restava in piedi, almeno fino a quel momento, proprio Pinocho, accusato di aver ordinato diversi omicidi, compresi quelli di attivisti ambientali.
Secondo fonti interne alla Dijin e il racconto di una vicina delle vittime, i quattro uccisi sarebbero stati eliminati dagli stessi uomini delle Acsn su indicazione del boss, perché il loro comportamento avrebbe messo a rischio l’organizzazione. Lo stesso Pinocho, in un’intervista concessa a Semana TV da un luogo segreto della Sierra Nevada, avrebbe poi criticato la condotta del giovane criminale.
Il passato di de la Espriella e l’ombra
A complicare il quadro ci sono anche i rapporti politici e personali che ruotano attorno al presidente. I quattro cadaveri mostrati dalla polizia come risultato di una propria operazione, secondo questa ricostruzione, sarebbero in realtà un gesto di Pinocho per accreditarsi presso il nuovo capo dello Stato tramite Daniel Peñarredonda, che avrebbe avuto anche il compito di trovare terreni per il criminale.
Peñarredonda, inoltre, era stato in passato socio di de la Espriella, ai tempi in cui il presidente muoveva i primi passi da avvocato. Insieme avevano sostenuto un referendum per impedire l’estradizione negli Stati Uniti di Salvatore Mancuso ed Ernesto Baéz, figure di vertice delle AUC.
De la Espriella ha sempre negato qualsiasi accordo con l’ex partner, sostenendo di non avere più rapporti con lui. Nonostante questo, i dubbi non si sono dissolti, anche perché quasi tutta la dirigenza del gruppo è stata eliminata o fermata, mentre Pinocho continua a parlare pubblicamente e perfino a evocare la ley de sometimiento a la justicia, cioè il meccanismo che premia chi si consegna pur senza legami politici o conflitti armati con lo Stato.
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