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Cronaca 2 min di letturaAggiornato 1 ora fa

Rossi tace davanti al gip, negati i domiciliari a Verona

L’ex infermiere è accusato della morte della moglie Jessica Dalla Chiara, deceduta a Bussolengo nel giugno 2024

Aggiornamento delle 18:39

I genitori di Jessica Dalla Chiara hanno annunciato che chiederanno l’affidamento della nipote di quattro anni.

Nadir Rossi non ha risposto al gip e resterà in carcere per l’omicidio della moglie Jessica Dalla Chiara. Il giudice ha respinto la richiesta di arresti domiciliari presentata dalla difesa per consentirgli di stare vicino alla figlia di 4 anni.

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Le altre contestazioni

Nel quadro accusatorio rientra anche un episodio avvenuto a dicembre 2025. Rossi avrebbe simulato un tentativo di suicidio usando fentanyl e midazolam sottratti in ospedale, struttura dalla quale era stato poi licenziato. Gli accertamenti hanno stabilito che le quantità iniettate non erano mortali.

Gli investigatori contestano inoltre all’uomo di avere incassato il premio dell’assicurazione sulla vita intestata alla moglie. Sul telefono della donna sarebbe stata poi modificata per tre volte una nota contenente disposizioni personali e il consenso alla relazione extraconiugale del marito.


Le ricerche e le indagini

La cronologia dello smartphone di Rossi comprendeva consultazioni sull’ipoglicemia grave, sull’iperinsulinismo e sulle tecniche medico-legali per individuare un sovradosaggio di insulina. Le ricerche sarebbero iniziate prima dei primi malesseri della moglie; dopo la morte, l’uomo avrebbe letto anche un testo specialistico sugli omicidi commessi da operatori sanitari mediante farmaci ipoglicemizzanti.

Gli inquirenti hanno acquisito intercettazioni telefoniche e ambientali. Nel corpo della vittima sarebbero state rilevate anche benzodiazepine, ritenute utili a stordirla prima della somministrazione dell’insulina.


L’interrogatorio in carcere

L’interrogatorio di garanzia si è svolto lunedì 2 novembre nel carcere di Montorio, a Verona. I legali hanno comunicato che il loro assistito ha scelto di non rispondere alle domande del giudice.

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Rossi, 35 anni, era stato arrestato giovedì con l’accusa di omicidio premeditato e pluriaggravato. La difesa aveva chiesto una misura meno severa, ma il gip scaligero ha mantenuto la custodia in carcere.


La morte a Bussolengo

Dalla ricostruzione investigativa emerge che la moglie sarebbe stata colpita da una prima grave crisi nella notte del 22 maggio 2024. Un’iniezione avrebbe abbassato la glicemia fino a provocare un arresto cardiaco e il coma farmacologico; l’intervento del Suem 118 le aveva permesso di sopravvivere.

Durante il ricovero, durato circa un mese all’ospedale di Borgo Trento, Rossi avrebbe avuto accesso al reparto anche oltre gli orari ordinari grazie alla sua precedente esperienza professionale. In quel periodo la donna avrebbe subito altre tre crisi ipoglicemiche, provocate secondo l’accusa da ulteriori dosi somministrate attraverso i cateteri venosi.

A tre giorni dalle dimissioni, il 24 giugno 2024, la donna morì nella casa di Bussolengo. Gli esami successivi dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Integrata di Verona avevano escluso un’origine naturale per i ripetuti episodi di ipoglicemia e indicato l’impiego esterno di insulina non destinata a una terapia.

I genitori della vittima avevano espresso dubbi sulle cause del decesso e sulla rapidità con cui il corpo era stato cremato. La Procura ritiene che Rossi abbia fornito informazioni fuorvianti all’ufficiale di stato civile per evitare l’autopsia e procedere rapidamente alla cremazione e alla tumulazione delle ceneri.

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