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Cronaca 2 min di lettura1 ora fa

Righi, la scritta che scuote il liceo: nomi, svastica e polemiche

Nel bagno della sede di via Boncompagni è comparso un elenco offensivo insieme a una svastica: gli studenti chiedono di non ignorare il significato dell’episodio.

Una nuova scritta offensiva riporta al centro dell’attenzione il tema della violenza e dell’odio negli istituti superiori romani. Il 19 ottobre, nei bagni della succursale del liceo scientifico Righi di via Boncompagni, è stata scoperta una cosiddetta “lista stupri” con nomi di studenti ed ex studenti, accompagnata dal disegno di una svastica.

L’episodio arriva dopo il caso emerso lo scorso anno al liceo classico Giulio Cesare e in altri istituti della capitale. La lista studentesca Delta, che ha denunciato pubblicamente quanto accaduto, ha preso le distanze dall’autore o dagli autori della scritta e dall’ideologia ritenuta alla base del gesto.

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La denuncia della lista Delta

In un messaggio diffuso sui social, Delta ha definito la vicenda “deplorevole” e ha precisato che proprio nella sede di via Boncompagni si era svolto “Aperitivo Prime”, un progetto promosso dalla stessa lista. Per questo motivo, gli studenti hanno ritenuto necessario chiarire che l’iniziativa non ha alcun legame con la scritta comparsa nei bagni.

La lista ha spiegato di non sapere chi abbia realizzato l’elenco e di temere che gli autori possano non essere individuati. Allo stesso tempo, ha sottolineato che un episodio simile non può essere trattato come un fatto trascurabile, soprattutto perché richiama vicende già registrate l’anno precedente in diversi licei.

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Il collettivo: non basta cancellare

Anche il collettivo Ludus, attivo nello storico liceo romano, ha espresso una condanna netta. Gli studenti hanno manifestato incredulità di fronte a una forma di violenza proveniente da coetanei e hanno ricordato che la lista è stata rimossa poco dopo la sua scoperta.

Secondo il collettivo, eliminare il contenuto dal muro non risolve però il problema culturale che lo avrebbe prodotto. La vernice può coprire una svastica e una scritta può essere cancellata, ma l’atteggiamento che alimenta messaggi di questo tipo deve essere individuato, combattuto e smantellato. La vicenda del Righi si inserisce così nella scia del precedente verificatosi al Giulio Cesare, riportando nelle scuole il confronto sulla violenza sessista e sui simboli dell’estremismo.

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