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Cronaca 1 min di lettura4 giorni fa

Rifiuti pericolosi, la sfida invisibile: perché Montieco conta

Legambiente Emilia-Romagna indica nel recupero degli oli esausti e nella rete dei consorzi due snodi decisivi per l’economia circolare.

Il recupero degli oli minerali esausti rientra tra le attività decisive per trasformare i rifiuti industriali pericolosi in una risorsa. Durante una visita aziendale, Legambiente Emilia-Romagna ha richiamato l’attenzione sul ruolo delle imprese specializzate e della filiera consortile, citando l’esperienza di Montieco.


La transizione passa dalle imprese

Per Francesco Occhipinti, direttore di Legambiente Emilia-Romagna, i tour nelle aziende servono a mantenere un rapporto diretto con chi opera concretamente nel campo della sostenibilità. L’obiettivo è riconoscere il lavoro delle realtà che, da anni, contribuiscono alla transizione ecologica sul territorio.

Occhipinti ha indicato Montieco come un’azienda conosciuta e consolidata sia a livello locale sia nel comparto di riferimento. “Per noi questi tour sono fondamentali perché parliamo di transizione ecologica”, ha spiegato, sottolineando l’importanza di incontrare direttamente le imprese impegnate in questo percorso.

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Senza filiera cresce il rischio

La raccolta e il trattamento corretto dei rifiuti industriali pericolosi rappresentano uno dei passaggi centrali dell’economia circolare. Tra i materiali citati ci sono gli oli minerali esausti, che devono essere intercettati e avviati al riciclo attraverso strutture adeguate.

Secondo Legambiente, in questo sistema è essenziale anche il contributo della rete consortile, con il Conou tra gli esempi richiamati. Occhipinti ha posto una domanda sulle conseguenze dell’assenza di aziende e consorzi specializzati: “Sostanzialmente queste sostanze andrebbero disperse”. Per questo, ha aggiunto, il riciclo costituisce un elemento fondamentale non soltanto per l’economia circolare, ma per il funzionamento dell’economia nel suo complesso.

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