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Cronaca 2 min di lettura2 giorni fa

Ricina, nei dispositivi di Gianni Di Vita la Procura cerca le tracce digitali

Computer e dieci chiavette saranno analizzati per ricostruire contatti, abitudini e possibili informazioni sulle vittime

Sessanta giorni, salvo eventuali proroghe, sono stati assegnati agli specialisti incaricati di esaminare il materiale digitale sequestrato a Gianni Di Vita. L'analisi coprirà l'intero periodo compreso tra la prima attivazione dei dispositivi e il loro utilizzo più recente.


Un esame digitale senza lasciare piste

L'obiettivo della Procura è individuare elementi utili sulle ricerche online legate alla ricina e sui rapporti intrattenuti da Sara Di Vita e Antonella Di Ielsi con familiari, parenti e amici. Nel materiale da esaminare potrebbero inoltre emergere informazioni sulle loro consuetudini quotidiane e sugli alimenti consumati prima della comparsa dei malori.

L'attività riguarderà anche eventuali file personali riferiti a patologie non note, comprese annotazioni, lettere, pagine di diario e altri documenti. Saranno passati al vaglio chat, immagini, audio, appunti, cronologia web, dati di geolocalizzazione, indirizzi di posta elettronica e profili sui social network.


Il sequestro nel fascicolo di Larino

L'indagine è legata al decesso di madre e figlia, morte a Pietracatella lo scorso dicembre per avvelenamento da ricina. Gli apparati informatici erano stati acquisiti il 31 luglio: si tratta del computer di Gianni Di Vita e di dieci pen drive.

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Le operazioni sono cominciate nella tarda mattinata di oggi negli uffici della Questura di Campobasso. La procuratrice di Larino Elvira Antonelli ha affidato il recupero dei dati a personale specializzato dello Sco, prevedendo la possibilità di partecipazione per indagati, difensori, parti offese e consulenti.


Un solo consulente all'apertura

All'attività ha preso parte Gianni Alfonso, consulente informatico indicato dall'avvocato Vittorino Facciolla, che assiste Gianni Di Vita. Non risultano invece presenti altri rappresentanti delle parti autorizzate a seguire l'estrazione.

Gli accertamenti dovranno stabilire se nei dispositivi esistano collegamenti tra le attività digitali e le circostanze che hanno preceduto la morte di Sara Di Vita e di sua madre Antonella Di Ielsi. Il termine fissato per la conclusione del lavoro resta quello di 60 giorni, con la possibilità di una proroga.

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