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Cronaca 2 min di lettura1 ora fa

Ricina, il mistero di Pietracatella resta aperto: cosa non chiarisce l’autopsia

La presenza del veleno è certa, ma gli esami non stabiliscono se le vittime abbiano ingerito i semi per errore o se siano state esposte da qualcuno.

Il punto ancora irrisolto del caso di Pietracatella non riguarda la sostanza responsabile della morte, bensì il modo in cui la ricina sarebbe entrata nell’organismo di Antonella Di Ielsi e della figlia Sara Di Vita. L’autopsia ha confermato l’avvelenamento, ma non ha permesso di stabilire se si sia trattato di un episodio accidentale o dell’azione di altre persone.

Benedetta Pia De Luca, l’anatomo-patologa che ha esaminato i corpi, ha ribadito a Telemolise che “la causa della morte è sicuramente l’avvelenamento da ricina”. La stessa esperta ha tuttavia precisato che l’esame autoptico non può ricostruire con certezza la dinamica dell’esposizione.


L’autopsia non scioglie il dubbio

Nel tratto digerente delle due vittime non sarebbero stati trovati resti di cibo. De Luca ha spiegato che nello stomaco era presente soltanto sangue, poiché entrambe avevano vomitato più volte prima di morire.

L’assenza di residui alimentari, quindi, non consente di verificare se Antonella e Sara abbiano ingerito accidentalmente semi di ricino. L’ipotesi resta sul tavolo, così come quella di una somministrazione intenzionale, già considerata anche dal professor Locatelli.


Indagini tra perquisizioni e rete

Nel frattempo gli investigatori hanno ascoltato in più occasioni Gianni Di Vita, marito di Antonella e padre di Sara. Il suo nome non risulta inserito nel registro degli indagati, mentre il suo studio da commercialista è stato sottoposto a perquisizione.

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Gli accertamenti si stanno concentrando anche su una ricerca effettuata in rete. Negli Stati Uniti sarebbe stato individuato l’indirizzo IP utilizzato da un computer dal quale sono state cercate informazioni sulla preparazione della ricina in polvere.


Un collegamento con Pietracatella

Secondo quanto emerso, la localizzazione associata a quell’indirizzo informatico coinciderebbe con un’area vicina a Pietracatella. Il dato rappresenta un elemento investigativo, ma da solo non chiarisce chi abbia effettuato la ricerca né se esista un legame diretto con la morte delle due donne.

Gli inquirenti proseguono quindi su più piste: da una possibile esposizione involontaria alla sostanza fino all’eventualità che la ricina sia stata somministrata da terzi. Al momento, gli esami medico-legali hanno definito la causa del decesso, senza però ricostruirne l’origine.

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