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Cronaca 1 min di lettura21 ore fa

Ricina, il marito delle vittime in Questura: cosa si sa

Gianni Di Vita è stato accompagnato dagli agenti dopo una nuova perquisizione nel suo secondo studio di Campobasso, ma non risulta indagato.

Gianni Di Vita è stato accompagnato in Questura dagli investigatori della Squadra Mobile al termine di una perquisizione. Il professionista è il padre e il marito delle due donne decedute a dicembre dopo un avvelenamento da ricina; al momento, però, non figura tra gli indagati per il duplice omicidio.


L’accompagnamento dopo la perquisizione

L’intervento si è svolto nel secondo studio di proprietà di Di Vita, situato in via D’Amato a Campobasso. Gli agenti hanno raggiunto l’ufficio nella mattinata e hanno condotto gli accertamenti all’interno dei locali.

La permanenza della Squadra Mobile è stata prolungata. Quando gli investigatori hanno lasciato lo stabile, alle 10.45, Di Vita è salito sulla loro automobile ed è stato portato in Questura.

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Il suo nome non è nel registro

L’accompagnamento avviene nell’ambito dell’inchiesta coordinata dalla Procura di Larino sulla morte delle due donne. Il fascicolo ipotizza il reato di duplice omicidio, ma la posizione del commercialista non risulta formalmente iscritta nel registro degli indagati.

La perquisizione eseguita questa mattina rappresenta il secondo intervento negli ambienti riconducibili a Di Vita. Non sono stati resi noti ulteriori elementi sull’attività svolta dagli investigatori né sulle ragioni precise che hanno portato al suo trasferimento in Questura.

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