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Cronaca 1 min di lettura17 ore fa

Ricina, il giallo si stringe: perquisizioni e un dispositivo consegnato

Gianni Di Vita, marito e padre delle due vittime, è stato accompagnato in Questura ma non risulta indagato nel procedimento per duplice omicidio

Nuovi accertamenti della Squadra Mobile riaprono un fronte investigativo nel caso delle due donne morte a dicembre dopo essere state avvelenate con la ricina. Gianni Di Vita, marito e padre delle vittime, è stato accompagnato in Questura a Campobasso dopo una serie di perquisizioni, ma il suo nome non compare al momento tra quelli iscritti nel registro degli indagati della Procura di Larino.


Accertamenti mirati negli studi

Gli agenti hanno operato nello studio professionale di via D’Amato, situato davanti alla casa della famiglia. L’attività si è protratta per diverse ore e lo stesso commercialista era presente durante l’intervento. L’ufficio non è stato sottoposto a sequestro.

Secondo informazioni raccolte da ambienti qualificati, gli investigatori avrebbero acquisito elementi nuovi e considerati rilevanti per l’inchiesta. Le verifiche non sarebbero state generiche: l’obiettivo era cercare materiale preciso, tra documenti e apparecchiature informatiche. Gli accertamenti hanno interessato anche l’abitazione attuale di Di Vita.


Oltre un’ora negli uffici della Mobile

Terminato il controllo, Di Vita è salito su un’auto della polizia insieme a due operatori ed è stato portato negli uffici di via Tiberio. È rimasto in Questura per più di un’ora, prima di uscire intorno alle 11 senza rispondere alle domande dei cronisti presenti.

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Poco dopo, parlando con i giornalisti, si è limitato a dire: «Sono serenissimo e non ho nulla da dichiarare». L’ex sindaco di Pietracatella è poi rientrato in Questura verso le 13, questa volta per consegnare spontaneamente una memoria esterna destinata a un computer. La permanenza è durata soltanto pochi minuti.

L’inchiesta della Procura di Larino resta concentrata sulla morte delle due donne, mentre per Di Vita non risulta adottata, allo stato, alcuna iscrizione nel registro degli indagati. Le verifiche sul materiale acquisito dovranno chiarire se i nuovi elementi possano contribuire a ricostruire l’accaduto.

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