Ricina a Pietracatella, il computer scomparso riapre il caso
Le indagini sull’avvelenamento di Antonella Di Ielsi e Sara si concentrano su un portatile acquisito in una scuola, mentre emergono nuove dichiarazioni di Gianni Di Vita.
Un computer portatile acquisito dagli investigatori e il furto di sette apparecchi avvenuto nella stessa scuola aggiungono un nuovo elemento al caso di Pietracatella. La Procura di Larino sta verificando eventuali ricerche sulla ricina nell’ambito dell’inchiesta sulla morte di Antonella Di Ielsi e della figlia Sara, decedute a fine dicembre 2026 per avvelenamento. Al momento non risultano persone iscritte nel registro degli indagati.
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Il portatile finito sotto esame
L’ultima serie di perquisizioni ha riguardato diversi istituti del Molise. Nel Liceo delle Scienze Umane di Casacalenda, però, la Squadra Mobile e lo Sco hanno concentrato l’attenzione anche su un singolo computer portatile: sarebbe quello utilizzato da Laura Di Vita, cugina di Gianni Di Vita e docente nella scuola.
Gli accertamenti, svolti tra le 9 e le 13, miravano a individuare possibili tracce di consultazioni online o ricerche legate alla ricina. Negli altri casi gli investigatori hanno acquisito i dati del server centrale, al quale sono collegati i computer dell’istituto, senza procedere al sequestro dei singoli apparecchi. A Casacalenda, invece, il dispositivo attribuito a Laura Di Vita è stato esaminato separatamente.
Il furto complica le verifiche
L’attività nella scuola presenta tuttavia un limite. Tra la fine di febbraio e l’inizio di marzo, dal complesso scolastico sono stati portati via sette computer. Di conseguenza, una parte delle apparecchiature utilizzate nell’ultimo anno non è più disponibile per gli accertamenti informatici.
Sul furto avevano già lavorato i carabinieri, dopo la denuncia presentata dall’istituto. Non è quindi possibile controllare direttamente tutti i dispositivi che erano rimasti in funzione nella scuola nel periodo preso in considerazione dagli investigatori.
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Di Vita ammette il tradimento
Nel frattempo, Gianni Di Vita avrebbe raccontato al pubblico ministero di avere avuto una relazione extraconiugale. L’ex sindaco di Pietracatella, marito di Antonella Di Ielsi e padre di Sara, avrebbe inoltre indicato agli inquirenti la donna con cui avrebbe avuto il rapporto; si tratterebbe di una persona sposata, il cui marito è stato ascoltato più volte.
L’ammissione sarebbe arrivata con difficoltà e dopo diversi interrogatori. Il riferimento alla relazione, secondo quanto emerso, sarebbe stato fornito in risposta a una domanda precisa degli investigatori e non costituirebbe, da solo, un elemento risolutivo per l’inchiesta.
«Non pensavo di essere il bersaglio»
Nei giorni scorsi, incontrato all’uscita del cimitero del paese, Di Vita aveva escluso di aver mai ritenuto che qualcuno volesse colpire lui. «Non ho mai creduto di essere il bersaglio», aveva detto, aggiungendo di non aver immaginato nemmeno un possibile attacco contro la moglie e la figlia.
Sull’attività degli investigatori aveva scelto una linea prudente: «Lasciamo fare agli investigatori, sanno molte più cose di quello che immaginiamo». Le verifiche sulla ricina proseguono dunque tra analisi informatiche, reperti da esaminare e testimonianze, mentre il quadro giudiziario resta ancora privo di indagati.
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