Ricina a Pietracatella, gli esami tedeschi non arrivano: cosa manca
A Berlino sono stati inviati 73 campioni tra alimenti, liquidi e contenitori: restano da chiarire tempi e risultati delle verifiche.
Tra i materiali analizzati a Berlino ci sono anche due borracce e una piccola bottiglia di vetro. Le borracce erano state recuperate nella sala dell’abitazione, sopra un tavolino vicino al camino: una conteneva un liquido presumibilmente acquoso, con residui solidi visibili. La boccetta, invece, era nella dispensa della casa della madre di Gianni Di Vita e custodiva una sostanza scura dall’aspetto granulare.
Molti campioni, verifiche complesse
Il controllo più articolato riguarda gli alimenti e i liquidi sequestrati tra la fine di dicembre e l’inizio di gennaio nella casa di Pietracatella. Il materiale complessivamente trasferito al Robert Koch Institute comprende 73 elementi, tra prodotti conservati in dispensa, cibo presente nel frigorifero e contenitori custoditi nel freezer.
La quantità e la diversa natura dei reperti rendono particolarmente impegnativo l’accertamento sulla possibile presenza di ricina. Oltre agli alimenti, gli specialisti tedeschi devono quindi esaminare anche i liquidi rinvenuti nei contenitori e la sostanza scura trovata nella bottiglietta di vetro.
L’attesa sui risultati continua
A tre mesi dall’incarico affidato agli esperti del Robert Koch Institute di Berlino, gli investigatori italiani non dispongono ancora di un quadro conclusivo sulla morte di Antonella Di Ielsi e della figlia Sara Di Vita. Le due donne erano decedute a dicembre a Pietracatella dopo essere state avvelenate con ricina.
Per due dei quattro quesiti assegnati al gruppo tedesco i tempi indicati sono terminati tra la fine di luglio e quella di agosto. Non risultano però comunicazioni ufficiali sull’arrivo dei responsi, né informazioni pubbliche su eventuali richieste di proroga o sulla loro approvazione.
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Quattro domande per gli esperti
L’incarico disposto dalla procuratrice di Larino, Elvira Antonelli, prevede verifiche su più fronti. Gli specialisti devono stabilire se la ricina sia presente nei campioni biologici raccolti durante le autopsie e nei 131 reperti recuperati il 30 luglio, durante il sopralluogo nell’abitazione di Pietracatella.
Gli altri due accertamenti riguardano Gianni e Alice Di Vita, familiari delle vittime, per i quali si cerca nel sangue l’eventuale presenza di anticorpi contro la ricina. Resta poi da verificare la possibile contaminazione degli alimenti sequestrati nella casa, mentre non è escluso che nel frattempo siano già disponibili relazioni intermedie.
Nessun aggiornamento dagli investigatori
L’atto di conferimento dell’incarico contempla infatti la possibilità di ricevere documenti parziali sui singoli quesiti. Finora, tuttavia, non sono emersi elementi ufficiali che consentano di sapere se una parte degli esami sia già stata completata.
Negli ultimi giorni gli investigatori hanno scelto di non diffondere aggiornamenti sulla vicenda. Il riserbo mantiene quindi aperti gli interrogativi sulle circostanze della morte delle due donne e sull’esito delle analisi affidate al centro tedesco.
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