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Cronaca 2 min di lettura5 giorni fa

Repubblica, 50 anni di battaglie: Cappellini rivendica la linea

Alla Pergola, dopo il docufilm di Ezio Mauro, il direttore Stefano Cappellini ha spiegato il ruolo del giornale tra storia, diritti e trasformazione digitale.

La serata alla Pergola ha rilanciato l’immagine di Repubblica come testimone di cinquant’anni di storia italiana, dalle origini fino alla stagione del digitale. Dopo il docufilm di Ezio Mauro, le luci sul palco si sono riaccese e il racconto ha ripercorso una traiettoria che parte dalle prime bozze del 1976, dettate a voce da Eugenio Scalfari.

Quel passaggio iniziale segnò, nelle intenzioni del giornale, una svolta profonda per il Paese. Il materiale mostrato ha poi accompagnato il pubblico attraverso cronache di eventi politici e storici, le battaglie per i diritti e il cambiamento del modo di fare informazione arrivato a fine secolo.


Dalle origini alla svolta del 1976

Le immagini hanno riportato al momento in cui Repubblica muoveva i primi passi. Le bozze nate nel 1976, costruite sotto la guida di Scalfari, venivano presentate come il segno di una discontinuità forte, capace di introdurre nel dibattito pubblico un’impostazione nuova.

Da lì il racconto ha allargato l’orizzonte. Non solo politica, ma anche grandi passaggi della vita del Paese, con particolare attenzione alle lotte civili e ai cambiamenti culturali che hanno accompagnato la crescita del giornale.


Cappellini ribadisce la linea del giornale

Il direttore Stefano Cappellini ha poi chiarito la posizione di Repubblica, riaffermandone il profilo editoriale. Il quotidiano, ha spiegato, non intende diventare né un partito né il sostegno operativo di una forza politica.

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La sua definizione, però, è netta: un giornale partigiano, ma mai fazioso. In questo quadro si inserisce anche la frase che richiama il clima dell’iniziativa: «La democrazia è sotto attacco, dobbiamo fermare questa deriva».


Dal cartaceo al digitale

La ricostruzione non si è fermata alla stagione delle origini. Il percorso proposto da Ezio Mauro ha infatti raggiunto la trasformazione digitale di fine secolo, indicando come il giornale abbia dovuto misurarsi con un contesto radicalmente diverso.

In questo passaggio si concentra una parte decisiva della sua storia recente: il modo in cui Repubblica ha attraversato il cambiamento tecnologico senza rinunciare alla propria identità editoriale, rimasta al centro della serata

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