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Cronaca 2 min di lettura1 ora fa

Reinserimento dei detenuti, sul tavolo 280 milioni: come saranno usati

Il piano nazionale punta su formazione e occupazione per detenuti, persone in misura alternativa e giovani coinvolti nell’esecuzione penale.

Formazione e lavoro diventano i due strumenti centrali del nuovo piano nazionale per rendere concreto il reinserimento dopo la detenzione. L’iniziativa, presentata a Palazzo Madama durante l’evento “Una giustizia più inclusiva. Il nuovo modello italiano per l’esecuzione penale”, prevede risorse complessive per 280 milioni di euro e coinvolge anche chi sta scontando la pena fuori dal carcere e i giovani adulti.

Secondo Andrea Ostellari, sottosegretario di Stato al ministero della Giustizia, il progetto riprende le sperimentazioni avviate dai precedenti governi e punta a trasformare il recupero in un percorso effettivo. L’obiettivo indicato è duplice: sostenere le persone nel ritorno alla vita sociale e contribuire alla sicurezza delle comunità future.

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Tre percorsi per pubblici diversi

La quota principale, pari a 144 milioni di euro, è destinata alle persone detenute all’interno degli istituti penitenziari. Gli interventi riguardano attività formative e lavorative pensate per offrire competenze utili durante la permanenza in carcere e nella fase successiva.

Altri 75 milioni sono rivolti a chi si trova in misura alternativa. Una parte specifica del piano riguarda invece minori e giovani adulti, per i quali è previsto un finanziamento di quasi 30 milioni di euro. La suddivisione riflette quindi tre aree dell’esecuzione penale, con interventi rivolti a condizioni personali e giudiziarie differenti.


Il lavoro come passaggio decisivo

Le attività previste non si limitano agli istituti penitenziari, ma comprendono anche opportunità da svolgere all’esterno. Ostellari ha spiegato che il programma è stato preparato fin dall’insediamento dell’attuale governo e intende rendere “effettivo e reale e concreto il reinserimento”.

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Nel suo intervento, il sottosegretario ha richiamato i primi risultati del percorso: il 98% delle persone che apprendono una competenza attraverso queste iniziative, una volta terminata la pena, non torna a delinquere. Il dato è stato indicato come elemento a sostegno di un modello fondato sul recupero individuale, in coerenza con l’articolo 27 della Costituzione.


Sicurezza costruita dopo la pena

La logica del piano, secondo Ostellari, è collegare il reinserimento alla prevenzione della recidiva. Acquisire una formazione e trovare un’attività lavorativa dovrebbe aiutare la persona a non commettere nuovi reati e, allo stesso tempo, favorire contesti sociali più sicuri.

L’iniziativa è stata promossa a Roma dalla senatrice e avvocata Erika Stefani, sottosegretario alla Giustizia. Nel corso dell’incontro sono stati illustrati i primi esiti del piano nazionale “Una giustizia più inclusiva”, presentato come un modello destinato a intervenire sia dentro sia fuori dagli istituti penitenziari.

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