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Cronaca 2 min di lettura2 giorni fa

Regeni, tre condanne ma l'omicidio resta fuori dal verdetto

La Corte d'Assise di Roma ha inflitto dieci anni a tre appartenenti ai servizi egiziani per il sequestro del ricercatore e assolto il quarto imputato.

Elly Schlein ha preso parte al presidio organizzato davanti alla cittadella giudiziaria di Roma nel giorno della decisione sul caso Giulio Regeni. La segretaria del Pd ha incontrato i genitori e la sorella del ricercatore, circondati dagli attivisti del “popolo giallo”, presenti con uno striscione dedicato alla ricerca della verità.


La famiglia: una vittoria ancora parziale

Al termine dell'udienza, l'avvocata Alessandra Ballerini ha definito il pronunciamento un risultato importante, ricordando il lungo percorso affrontato dalla famiglia nonostante gli ostacoli. “Questa è già una vittoria ma non ci accontentiamo”, ha detto la legale, sottolineando il ruolo della mobilitazione pubblica e della “scorta mediatica”.

Ballerini ha aggiunto che le autorità egiziane avrebbero tentato di impedire lo svolgimento del processo, senza però riuscire a fermarlo. Rispondendo alle domande sulla visita in Egitto del ministro degli Esteri Antonio Tajani, accompagnato dal presidente Al Sisi, ha richiamato l'autonomia della magistratura italiana e la separazione dei poteri prevista dalla Costituzione.


Dieci anni per il sequestro

La sentenza della Corte d'Assise di Roma riguarda tre imputati appartenenti ai servizi segreti egiziani: il maggiore Magdi Ibrahim Abdelal Sharif e i colonnelli Uhsam Helmi e Athar Kamel Mohamed. Per tutti la pena stabilita è di dieci anni di reclusione. Il generale Tariq Sabir, quarto accusato nel procedimento, è stato invece assolto.

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La responsabilità riconosciuta dai giudici riguarda il sequestro di persona, mentre l'imputazione per omicidio è stata esclusa. Per Magdi Ibrahim Abdelal Sharif la Procura aveva chiesto l'ergastolo. Il procedimento italiano non ha quindi stabilito condanne per la morte del ricercatore, pur individuando responsabilità penali nella fase della sua sparizione.


La prima verità processuale

Giulio Regeni venne sequestrato al Cairo il 25 gennaio 2016 e fu ritrovato morto dopo giorni, con segni compatibili con violenze e torture. Sono trascorsi 3.890 giorni da quel ritrovamento: il verdetto rappresenta il primo riconoscimento giudiziario italiano legato alla vicenda.

Il rappresentante dell'accusa ha sostenuto in aula che la decisione si fonda su un insieme di elementi raccolti durante il dibattimento, tra documenti, testimonianze, accertamenti scientifici e riscontri indipendenti. “Questo processo non consegna una verità intuitiva o emotiva”, ha affermato, ma una ricostruzione processuale basata sulle prove esaminate dai giudici.

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