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Cronaca 2 min di lettura9 ore fa

Regeni, Tajani si difende: “Ho solo riportato la sentenza

Il ministro degli Esteri respinge le accuse dopo le critiche dell’opposizione, mentre la condanna in primo grado riaccende il confronto con l’Egitto.

Antonio Tajani ha definito «sorprendenti» le contestazioni ricevute dopo le sue parole sul processo per la morte di Giulio Regeni. Il ministro ha sostenuto di essersi limitato a descrivere il contenuto della decisione giudiziaria e ha ribadito che l’Italia vuole arrivare all’identificazione dei responsabili dell’omicidio.

«Mi sono limitato a fotografare la sentenza di ieri», ha detto Tajani, precisando che il verdetto non chiarisce ancora chi abbia ucciso il ricercatore italiano. Secondo il vicepremier, il lavoro diplomatico con le autorità egiziane prosegue e l’azione condotta con cautela non equivale a una rinuncia alla ricerca della verità.


L’opposizione accusa Tajani

Le dichiarazioni hanno provocato una nuova reazione dei partiti di opposizione. Peppe Provenzano, responsabile Esteri del Partito democratico, ha giudicato inopportuna la scelta delle parole usate dal ministro e gli ha rimproverato di non aver parlato con la fermezza attesa dal rappresentante della politica estera italiana.

Elly Schlein ha invece sostenuto che, dopo la pronuncia dei giudici romani, non sia più possibile ignorare il coinvolgimento del regime di Al Sisi. La segretaria del Pd ha anche ricordato il lungo impegno della famiglia Regeni e della Procura per fare luce sulla vicenda, definendo particolarmente gravi le dichiarazioni arrivate proprio dopo il verdetto.

Nicola Fratoianni, leader di Alleanza Verdi e Sinistra, ha parlato di «indecenza pura», mentre Riccardo Magi di +Europa ha definito le parole del ministro capaci di suscitare «rabbrividire», ravvisandovi anche un atteggiamento negazionista. Da più esponenti dell’opposizione è arrivata inoltre la richiesta di dimissioni.


Il punto contestato dal ministro

La polemica è nata dal commento di Tajani alla sentenza della Corte d’assise di Roma. A margine di un appuntamento a Milano, il titolare della Farnesina ha ricordato che il procedimento ha portato alla condanna di tre persone, non dello Stato egiziano, richiamando il principio della separazione tra i poteri.

Il processo si è concluso in primo grado con la responsabilità di tre agenti egiziani accusati del sequestro, delle torture e dell’uccisione di Regeni. Il ricercatore era scomparso al Cairo il 25 gennaio 2016; il suo corpo era stato ritrovato il 3 febbraio dello stesso anno.

Tajani ha comunque definito l’omicidio un fatto inaccettabile e ha spiegato che bisognerà attendere gli eventuali passaggi nei successivi gradi di giudizio. Ha aggiunto che l’Italia ha sempre sollecitato la collaborazione dell’Egitto e che la giustizia dovrà proseguire il proprio corso.


La linea sui rapporti con l’Egitto

Nel successivo chiarimento, il ministro ha insistito sulla necessità di individuare gli assassini di Regeni e di ottenere una ricostruzione completa dei fatti. Ha affermato che Roma solleva la questione con le autorità egiziane durante ogni incontro e che questo obiettivo non è mai stato accantonato.

Tajani ha infine respinto l’idea che la diplomazia possa servire a proteggere qualcuno. A suo giudizio, discrezione e dialogo sono gli strumenti scelti per agire nei rapporti internazionali, senza che ciò comporti alcuna copertura o rinuncia all’accertamento delle responsabilità.

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