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Cronaca 2 min di letturaieri

Refn divide ancora: immagini splendide, emozioni in fuga

Il nuovo film di Nicolas Winding Refn arriva nelle sale italiane dopo Cannes con una confezione visiva sontuosa, ma una storia difficile da seguire e un finale sospeso.

Nicolas Winding Refn torna al cinema con Her Private Hell, nelle sale italiane da giovedì 1 ottobre dopo la presentazione a Cannes. Il regista danese propone ancora una volta un’opera costruita secondo regole personali, capace di spaccare il pubblico tra entusiasmo e irritazione: da una parte la perfezione delle immagini, dall’altra una narrazione che sembra sottrarsi continuamente alla comprensione.


Una trama che sfugge continuamente

Il film si muove tra fantascienza e thriller, in una metropoli futuristica immersa senza sosta nella nebbia. Al centro c’è Elle, interpretata da Sophie Thatcher, attrice affermata che vive nel lussuoso Tower Hotel durante la lavorazione di Candy Floss, pellicola ispirata nell’aspetto e nelle atmosfere ai film di fantascienza di serie B degli anni Sessanta.

Quando rientra nella sua suite, Elle incontra Hunter, giovane aspirante attrice e volto noto dei social, interpretata da Kristine Froseth. La ragazza viene invitata nell’appartamento, dove poco dopo arriva Dominique, ex compagna di Elle e oggi moglie di Johnny Thunders, il padre della protagonista: un regista affascinante e indecifrabile, a cui presta il volto Dougray Scott. Il quadro si allarga poi con l’ingresso del Soldato K, militare statunitense alla ricerca della figlia scomparsa, e del Leatherman, un assassino letale che compare nella nebbia e prende di mira giovani donne.


L’estetica prende il posto della storia

Seguire il filo degli eventi non è semplice. I dialoghi occupano gran parte della durata, mentre l’azione resta limitata; proprio quando la vicenda sembra offrire un possibile appiglio, Refn cambia direzione e rende nuovamente incerti personaggi e sviluppi. Il risultato è un racconto che procede per frammenti e approda a una conclusione aperta, senza sciogliere davvero i nodi accumulati.

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La durata supera le due ore e può mettere a dura prova chi cerca una trama lineare o un coinvolgimento emotivo più diretto. Al contrario, gli spettatori già affascinati dallo stile del regista potrebbero apprezzare il suo controllo formale, anche se l’impatto visivo non basta necessariamente a colmare il vuoto narrativo.


Un trionfo per gli occhi

Ogni elemento della messinscena è curato con attenzione quasi ossessiva: abiti, scenografie, illuminazione e fotografia contribuiscono a creare un universo elegante, artificiale e fortemente riconoscibile. La moda, presenza costante nel cinema di Refn, diventa parte integrante della costruzione visiva e accompagna ogni scena con una ricercata patina spettacolare.

Anche la musica di Pino d’Angiò rafforza il tono barocco dell’opera, aggiungendo ulteriore solennità alle immagini. Resta però il dubbio centrale: la bellezza formale può essere sufficiente quando il racconto perde consistenza e le emozioni rimangono sullo sfondo? Her Private Hell sembra affidare quasi tutto il proprio fascino alla superficie, lasciando il cuore dello spettatore sorprendentemente lontano.

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