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Cronaca 2 min di lettura1 ora fa

Ranucci lascia Report: l’addio alla Rai tra dolore e resilienza

Il giornalista saluta il pubblico con un video dagli scatoloni e ripercorre vent’anni di lavoro, spiegando perché non rinnega le proprie scelte.

«Separarsi, a volte, è un dolore così dolce». Con queste parole Sigfrido Ranucci ha salutato il pubblico di Report, ringraziandolo per la passione e la costanza dimostrate negli anni. Il giornalista ha spiegato di non aver potuto congedarsi dallo studio e ha aggiunto: «Non si vede bene che con il cuore».

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Un saluto lontano dallo studio

Nel messaggio Ranucci ha espresso gratitudine verso chi lo ha seguito nel tempo e ha riconosciuto di continuare a ricevere affetto e sostegno. Il commiato, dunque, è arrivato attraverso un contenuto pubblicato sui social, non con il consueto saluto dalla redazione.

Il giornalista ha scelto di accompagnare quelle parole con un video che mostra gli scatoloni preparati per lasciare gli spazi di Report. Una scena diventata il simbolo concreto della conclusione di un lungo capitolo professionale.


Dal lutto una nuova energia

Per spiegare come intende affrontare questo passaggio, Ranucci ha ricordato la vicenda di Agnès Lassalle, insegnante di spagnolo di Saint-Jean-de-Luz uccisa con una coltellata al cuore da un sedicenne. Durante il funerale, il compagno Stéphane Voirin le rese omaggio ballando da solo davanti alla bara sulle note di “L-O-V-E” di Nat King Cole, il brano legato alla loro storia.

Quel gesto, secondo il racconto del giornalista, spinse anche gli altri presenti a danzare, convertendo la commozione collettiva in partecipazione. Da qui la sua promessa: «Trasformare il dolore in resilienza: è quello che farò, con la promessa di rivederci prima o poi».

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Vent’anni dentro gli scatoloni

Il filmato raccoglie i ricordi legati a circa 500 puntate e chiude un’esperienza lunga vent’anni. Ranucci ha ammesso di avere previsto la possibilità di un epilogo difficile, ma non di immaginare modalità che ha definito «mostruose».

Nonostante tutto, il giornalista ha detto di non provare rimpianti. «Rifarei tutto», ha scritto, spiegando di avere difeso i propri principi e di non essersi piegato davanti a nessuno, nemmeno alle paure, alle incertezze o alle opportunità personali.


Una scelta legata alla Rai

Ranucci ha collegato il proprio percorso all’idea di informazione libera e alla funzione del servizio pubblico, citando l’amore per la Rai. Ha inoltre sostenuto che, in alcune circostanze, assumere una posizione netta può servire a disorientare gli altri e a indicare loro una direzione, anche «trasformandosi in pastori maremmani».

Il messaggio segna così la fine di una fase professionale, ma non viene presentato come una rinuncia ai valori che l’hanno guidata. Il giornalista ha lasciato intendere che il dolore per la separazione potrà diventare il punto di partenza per una nuova forma di resistenza.

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