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Cronaca 3 min di lettura6 giorni fa

Ramy, la difesa cambia bersaglio: il nodo del Ministero della Difesa

Bouzidi punta a chiamare in causa lo Stato per i danni mentre i suoi legali insistono sulla tesi dello speronamento volontario e chiedono di proscioglierlo.

La linea della difesa di Fares Bouzidi si è spostata su un fronte ancora più ampio: non solo la ricostruzione dell’incidente, ma anche la possibile chiamata in causa dello Stato per i danni. I suoi avvocati, infatti, intendono chiedere che il Ministero della Difesa venga considerato responsabile civile nel procedimento legato alla morte di Ramy Elgaml.

La mossa è emersa all’avvio dell’udienza preliminare a Milano, davanti alla gup Tiziana Landoni, che riguarda il carabiniere Antonio Lenoci e altri sei militari. Per tutti, a vario titolo, le contestazioni vanno dall’omicidio stradale ai reati di favoreggiamento, depistaggio e falso. L’udienza, però, si è subito fermata: il rinvio è stato fissato al 6 novembre, con una nuova data già indicata per il 21 dicembre, a causa dell’astensione nazionale degli avvocati.


La difesa alza la posta

Marco Romagnoli, che assiste Bouzidi insieme a Debora Piazza, ha confermato che la strategia non cambierà. Secondo il legale, la tesi da sostenere resta quella dell’omicidio volontario, appoggiata sull’ultima consulenza depositata dalla difesa e redatta dalla Ong francese Index.

Nella stessa udienza, Romagnoli ha spiegato anche che la difesa si costituirà parte civile per le lesioni gravi contestate a Lenoci ai danni di Bouzidi e per i presunti falsi e il depistaggio. In aula era presente il 23enne che guidava lo scooter su cui viaggiava anche Ramy, morto il 24 novembre 2024 dopo l’inseguimento durato circa otto chilometri.


La richiesta sullo Stato e le altre parti

Sul tavolo c’è poi un’altra richiesta: ottenere dall’ufficio della gup l’autorizzazione a citare il Ministero della Difesa come responsabile civile, insieme all’assicurazione dell’auto dei militari. Una domanda che, stando a quanto trapelato, non verrà invece avanzata dai legali della famiglia di Ramy, rappresentata dall’avvocata Barbara Indovina.

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Il padre del ragazzo era presente alla breve udienza, ma la scelta dei familiari sulle eventuali costituzioni di parte civile sarà valutata più avanti, quando il procedimento tornerà in aula a novembre. Tra le parti offese figura anche il ministero della Giustizia.


Due letture opposte dell’urto

Per i difensori di Bouzidi, il punto decisivo è un altro: Lenoci avrebbe speronato lo scooter e poi si sarebbe verificato l’investimento. In questa chiave, l’ipotesi contestata è quella del dolo eventuale, cioè dell’accettazione del rischio che la vittima potesse morire. Da qui anche la richiesta che Bouzidi venga prosciolto in questo fascicolo, pur avendo già ricevuto una condanna a un anno e 6 mesi per resistenza legata alla fuga.

La difesa del carabiniere, affidata a Roberto Borgogno e Arianna Dutto, depositerà una propria consulenza per sostenere l’assenza di responsabilità del militare. I pubblici ministeri Giancarla Serafini e Marco Cirigliano, invece, contestano a Lenoci di aver mantenuto una distanza e una velocità non adatte a evitare urti o tamponamenti con il mezzo in fuga.

Secondo l’accusa, il militare agì nell’adempimento di un dovere, ma superò colposamente i limiti consentiti con una guida sproporzionata, anche perché la targa era già stata comunicata via radio. Ramy è morto dopo l’impatto tra la parte posteriore destra del TMax e la fascia anteriore del paraurti della Giulietta, seguito dallo schianto all’incrocio tra via Ripamonti e via Quaranta.

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