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Cronaca 3 min di letturaieri

Quaranta programmi e gli stessi ospiti: la tv è finita in un loop

Politica e caso Garlasco occupano decine di trasmissioni, con protagonisti ricorrenti e formule sempre più simili tra loro.

Poltrone, collegamenti, ospiti ricorrenti e discussioni sugli stessi temi: la televisione generalista sembra essersi concentrata su una formula quasi unica. Quando la politica rallenta, a riempire gli spazi arriva la cronaca nera, con il caso Garlasco tornato da oltre un anno al centro dei palinsesti. Il conteggio complessivo arriva così a quaranta trasmissioni.


La politica cambia canale ma non scena

Il gruppo più numeroso è formato dai programmi dedicati all’attualità politica. Nell’elenco figurano “Cinque Minuti” e “Porta a Porta” di Bruno Vespa, “Dieci Minuti” e “Quarta Repubblica” di Nicola Porro, oltre a “Otto e mezzo”, “Il cavallo e la torre”, “4 di Sera”, “Real Politik”, “In Onda”, “Di Martedì” e “Piazzapulita”.

La lista comprende anche “In altre parole”, “E’ sempre Cartabianca”, “Zona Bianca”, “Dritto e rovescio”, “Lo stato delle cose”, “Linea Notte”, “In mezz’ora”, “Agorà”, “Omnibus”, “Coffee Break”, “L’aria che tira”, “Tagadà”, “Diario del Giorno”, “Filorosso”, “Accordi e disaccordi”, “Tg2 Post”, “Rai Parlamento”, “Super Partes”, “L’elefante” di Peter Gomez e il futuro “Patù”. Sono più di trenta titoli, ai quali non vengono aggiunti programmi come “Report”, “Mi manda Rai 3” e “Fuori dal coro”, più orientati sui servizi, né “Che tempo che fa”, collocato nell’access prime time e costruito secondo una formula diversa.


Garlasco riempie i vuoti

Quando l’agenda politica offre meno spunti, la cronaca nera diventa una riserva di contenuti. Il delitto di Chiara Poggi, tornato prepotentemente nell’attenzione televisiva, compare in “Storie Italiane”, “Ore 14”, “Ore 14 Sera”, “Ore 11”, “Verità nascoste”, “Dentro la Notizia”, “Mattino Cinque”, “Ignoto X” e “Vita in diretta”.

Esiste poi una zona intermedia, occupata da trasmissioni che affrontano entrambi gli ambiti. “Zona Bianca”, “Lo stato delle cose”, “Quarta Repubblica”, “Porta a Porta”, “Diario del Giorno”, “Filorosso” ed “E’ sempre Cartabianca” possono infatti passare dal confronto politico alla ricostruzione dei fatti di cronaca. Nel caso di “Zona Bianca”, il caso di Chiara Poggi è arrivato persino in teatro.

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Il conto è di quaranta programmi

Il risultato finale, ottenuto sommando i diversi gruppi, è una televisione con quaranta spazi affidati soprattutto alla conversazione. Le idee originali sembrano avere un peso ridotto rispetto alla possibilità di sfruttare il flusso degli eventi, gli imprevisti e gli scontri tra gli ospiti.

Il problema emerge soprattutto quando l’attualità non offre notizie forti: gli stessi volti passano da uno studio all’altro e, in alcuni casi, ritrovano ogni settimana gli stessi interlocutori per riproporre conflitti già visti. Il genere può ottenere attenzione nei momenti più ricchi di avvenimenti, ma mostra rapidamente i suoi limiti quando il ciclo delle notizie rallenta.


Una crisi anche economica

La ripetizione delle formule finisce per alimentare l’impressione di una televisione generalista in forte difficoltà, paragonabile per gravità soltanto alla fase della pandemia, quando però a giustificare quella centralità c’era un’emergenza reale. Non tutti i programmi citati meritano necessariamente una valutazione negativa, ma la loro sovrapposizione produce un evidente effetto di appiattimento.

A favorire la conservazione dell’esistente contribuisce anche il costo contenuto: una trasmissione basata su studio, ospiti e collegamenti richiede investimenti inferiori rispetto a molte altre produzioni. Cambiare direzione sarebbe possibile, ma il sistema continua a preferire formule già collaudate e facilmente replicabili.

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