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Cronaca 1 min di lettura22 set

Processo Maradona, il perito della difesa alza la posta: ecco cosa succede ora

In aula a San Isidro l’ultima testimonianza ha ribaltato il clima del dibattimento, mentre il calendario verso la sentenza entra nella fase decisiva.

Nel dibattimento sulla morte di Diego Armando Maradona, l’ultima testimonianza ha riacceso le tensioni. A parlare è stato Pablo Ferrari, consulente forense del principale imputato Leopoldo Luque, che ha sostenuto come il decesso sia arrivato in modo repentino.


La difesa contesta l’agonia

Secondo il perito, non ci sarebbero elementi sufficienti per descrivere una lunga agonia. Ha spiegato che l’ex fuoriclasse del Napoli sarebbe stato colpito da infarto, aritmia ed edema polmonare acuto, una combinazione che, a suo giudizio, avrebbe provocato il soffocamento in tempi molto brevi.


La tesi del Covid divide l’aula

Ferrari si è spinto oltre, ipotizzando anche un possibile legame con il Covid. Ha affermato che non si può escludere questa ipotesi e ha criticato il mancato test, ritenendolo un errore metodologico. Le sue parole hanno provocato la reazione indignata delle parti civili.

La sua linea si oppone a quella sostenuta dall’accusa, che invece parla di una morte preceduta da una lunga sofferenza e da gravi mancanze nell’assistenza durante la degenza domiciliare nella villetta di Tigre, dove Maradona era seguito dallo staff medico coordinato da Luque.

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Il tribunale prepara la fase finale

Il Tribunale orale n.7 di San Isidro ha fissato per il 29 settembre l’avvio delle arringhe conclusive. I tempi potrebbero allungarsi per la presenza di cinque gruppi di legali dell’accusa, del pubblico ministero e di sette collegi difensivi.

Dopo gli interventi finali, gli imputati potranno rivolgere al giudice le loro ultime parole prima della sentenza.

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