Prato, turni da 13 ore senza pause: cinque cinesi colpiti dalle misure
Lavoratori impiegati ogni giorno in una stireria secondo la Procura: coinvolti anche un consulente italiano e un dipendente che ha denunciato le condizioni di lavoro
Tredici ore al giorno, sette giorni su sette e appena dieci minuti per consumare il pasto senza lasciare la stireria. È il quadro ricostruito dalla Procura di Prato, che ha portato all’applicazione di misure cautelari nei confronti di cinque cittadini cinesi, mentre un consulente italiano è stato perquisito e iscritto nel registro degli indagati.
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Turni estremi e contratti irregolari
Secondo gli accertamenti della Guardia di finanza, almeno otto persone — sette cinesi e un cittadino pakistano, tra cui anche un immigrato privo di regolare permesso — sarebbero state impiegate dal novembre 2023 senza contratti conformi. Gli investigatori ipotizzano sfruttamento lavorativo, intermediazione illecita e utilizzo di manodopera clandestina.
La denuncia di un lavoratore pakistano avrebbe contribuito a far emergere la situazione. L’uomo si è rivolto agli investigatori descrivendo le condizioni a cui era sottoposto insieme ad altri tre colleghi. La Procura riferisce inoltre che, dal febbraio 2025, sono state raccolte 225 collaborazioni di lavoratori stranieri e che per 103 di loro è stata chiesta la concessione del permesso di soggiorno.
Le misure per i cinque indagati
Il giudice per le indagini preliminari ha imposto a due imprenditori cinesi ritenuti occulti della ditta individuale Confezione Orchidea il divieto di soggiorno nella provincia di Prato. Per entrambi, un uomo di 41 anni e una donna di 39, originari dello Zhejiang, è scattato anche il divieto di svolgere per 12 mesi attività d’impresa o incarichi direttivi in società e aziende.
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La stessa interdizione temporanea è stata disposta per altri tre connazionali della provincia dello Zhejiang. Si tratta di un 38enne indicato come amministratore formale e rappresentante legale dell’impresa sotto indagine, oltre a un uomo di 69 anni e a una donna di 64, descritti come collaboratori familiari dei due imprenditori ritenuti occulti.
Il ruolo contestato al consulente
Nell’inchiesta compare anche un consulente italiano per la sicurezza, sottoposto a perquisizione e indagato per concorso, mediante induzione, nel falso in atto pubblico. L’ipotesi è che abbia contribuito alla predisposizione di attestati non autentici relativi alla partecipazione dei dipendenti ai corsi di formazione.
Quei documenti, secondo la ricostruzione della Procura, sarebbero serviti a far risultare rispettati gli obblighi imposti dall’Asl locale. In questo modo, i datori di lavoro avrebbero potuto ottenere l’estinzione di una contestazione contravvenzionale.
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