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Cronaca 1 min di lettura52 min fa

Pomodori, il conto sale: il caldo spinge il datterino a 5,80 euro

Raccolti ridotti, importazioni e costi più elevati stanno facendo aumentare il prezzo dei pomodori siciliani, insieme a quello di insalate e caffè.

Non sono soltanto i pomodori a pesare sulla spesa quotidiana. Indivia e scarola si avvicinano a 3,80 euro al chilo, con una disponibilità ridotta delle confezioni nei supermercati, mentre dal 2021 il prezzo del caffè al consumo è cresciuto del 44% secondo l’Istat.


Il caldo riduce l’offerta agricola

Alla base della nuova fiammata ci sono soprattutto le condizioni climatiche affrontate dalle coltivazioni durante luglio e agosto 2026. Le temperature eccezionali hanno danneggiato una parte dei raccolti e peggiorato la qualità di diversi prodotti, restringendo così la quantità effettivamente vendibile.

A questa difficoltà si sommano le spese più alte sostenute dalle aziende agricole. Carburanti e fertilizzanti costano di più e finiscono per incidere sull’intera filiera, dal campo fino al punto vendita. Anche il caffè risente della combinazione tra rincaro delle materie prime e dinamiche speculative.


Il prezzo cambia già all’ingrosso

Per compensare la minore disponibilità nazionale, gli operatori della distribuzione hanno aumentato gli acquisti dall’estero. Nei mercati italiani sono così arrivati anche pomodori provenienti da Spagna, Albania e Turchia, necessari per mantenere riforniti supermercati e mercati rionali.

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Il caso più evidente riguarda le produzioni siciliane destinate al periodo autunnale e invernale. Il cuore di bue viene trattato all’ingrosso a partire da 4,50 euro al chilo, mentre il datterino raggiunge 5,80 euro. Fabio Massimo Pallottini, presidente di Italmercati, ha avvertito che, con questi valori, “un’insalata di pomodori rischia di diventare un piatto gourmet, direi quasi da ristorante stellato”.

Secondo Pallottini, rispetto a pochi mesi fa il prezzo iniziale della merce è mediamente raddoppiato. L’aumento registrato prima della vendita al dettaglio lascia quindi prevedere un impatto ancora più pesante sul conto pagato dai consumatori.

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