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Cronaca 3 min di lettura1 ora fa

Poliziotto si scusa per le frasi su Fakir

La Regione ha avviato controlli sui soccorsi del 118 dopo la morte del 42enne al Pilastro

Uno dei poliziotti intervenuti per Abderrahim Fakir si è scusato per le parole pronunciate durante l’operazione del 19 luglio al Pilastro, a Bologna.

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La verifica della Regione

Il presidente dell’Emilia-Romagna Michele de Pascale ha riferito che, dopo la morte del 42enne marocchino, la Regione ha avviato un audit interno e un controllo sull’organizzazione dei servizi sanitari coinvolti.

De Pascale ha precisato di non aver ancora esaminato direttamente la consulenza medico-legale, i cui contenuti erano stati appresi attraverso le notizie pubblicate. Ha separato gli accertamenti sull’eventuale responsabilità penale, affidati alla magistratura, dall’analisi interna sul funzionamento del 118.

Il presidente ha aggiunto che le strutture regionali devono verificare, in caso di evento avverso, quali procedure abbiano funzionato e quali invece avrebbero potuto essere gestite diversamente. Secondo quanto riferito, questo esame era iniziato già il giorno della morte, senza attendere la conclusione dell’inchiesta.


Le parole dell’agente

L’agente, attraverso il proprio difensore Gabriele Bordoni, ha espresso pubblicamente il suo dispiacere: «Voglio scusarmi con la famiglia di Abderrahim Fakir e con il mio corpo di appartenenza per le frasi inaccettabili che ho pronunciato».

Le dichiarazioni erano state registrate dalla telecamera indossabile e inserite negli atti dell’indagine. Tra queste c’era anche la frase «Se schiatta ci divertiamo», pronunciata mentre Fakir, che aveva 42 anni, si trovava ancora sul posto e sarebbe morto poco dopo.

Bordoni ha spiegato che il suo assistito aveva già manifestato il proprio rammarico circa due mesi prima, quando erano emersi i contenuti delle registrazioni. Il legale ha ricondotto quelle espressioni alla concitazione, alla stanchezza e alla forte tensione dell’intervento, precisando però che non sono compatibili con il ruolo di appartenente alle forze dell’ordine.

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Le chiamate per l’ambulanza

Dalle comunicazioni acquisite agli atti risulta che la volante Bolognina raggiunse via Svevo alle 12.12 del 19 luglio. Un minuto dopo gli agenti informarono la centrale della presenza di un uomo molto agitato, con ferite alle braccia, e chiesero l’invio di un’ambulanza.

Alle 12.16 fu domandato anche l’intervento di un’automedica, spiegando che non era possibile avvicinarsi a Fakir. La centrale rispose che i mezzi disponibili erano impegnati. In una successiva telefonata al 118, però, non venne specificata la richiesta di un medico: fu segnalata nuovamente soltanto la forte agitazione dell’uomo.


La colluttazione e i soccorsi

Dodici minuti più tardi, alle 12.25, uno dei poliziotti sollecitò ancora l’arrivo di un’ambulanza. Nel frattempo Fakir aveva lanciato una bottiglietta d’acqua contro gli agenti e aveva sputato; l’operatore rispose che il servizio aveva già effettuato due richieste e non disponeva di altri mezzi.

L’agente segnalò che la situazione stava peggiorando. L’ambulanza della Croce Rossa arrivò alle 12.30 con i volontari a bordo, dopo che l’intervento era stato classificato come codice “Sierra 5 Verde”, riferito a un soggetto psichiatrico in strada con codice verde.

La consulenza medico-legale ha giudicato non adeguata quella classificazione rispetto alle condizioni descritte nelle telefonate, ritenendo che l’operatore avrebbe dovuto raccogliere informazioni cliniche più approfondite. Alle 12.31 i due poliziotti bloccarono Fakir a terra; la colluttazione durò circa sei minuti.

L’automedica raggiunse via Svevo alle 12.54. Tre minuti dopo, alle 12.57, fu constatato il decesso del 42enne.

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