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Cronaca 2 min di letturaieri

Pisa, mesi di abusi sulla moglie incinta: 37enne in carcere

Il giudice ha disposto la custodia cautelare dopo le indagini su violenze, minacce e limitazioni della libertà personale denunciate dalla donna.

Il giudice per le indagini preliminari ha disposto il trasferimento in carcere, a Pisa, di un 37enne di origini pakistane. L’uomo è accusato di avere sottoposto la moglie incinta a maltrattamenti ripetuti, in un contesto che gli investigatori hanno ritenuto particolarmente grave.


Le accuse hanno convinto il gip

L’attività investigativa, coordinata da un magistrato del Gruppo Specializzato della Procura della Repubblica di Pisa, avrebbe raccolto elementi sufficienti a delineare un quadro indiziario consistente. Da qui la decisione di applicare la custodia cautelare nella casa circondariale Don Bosco.

Secondo quanto ricostruito, almeno uno degli episodi contestati avrebbe causato alla donna diverse contusioni, con una prognosi di trenta giorni. Le accuse riguardano una condotta protratta per mesi e comprendono violenze fisiche, pressioni psicologiche e minacce.


L’intervento nato da una segnalazione

La situazione è emersa quando alcuni passanti hanno visto la donna in lacrime, mentre il marito la afferrava e la trascinava con forza all’esterno. Le persone presenti hanno quindi contattato il 112, permettendo a una pattuglia della Volante della Questura di Pisa di raggiungere rapidamente il luogo.

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Gli agenti hanno accompagnato la vittima al pronto soccorso, dove è stata presa in carico attraverso il protocollo rosa dedicato ai casi di violenza di genere. Durante gli accertamenti sanitari, la donna ha appreso anche di essere incinta.


Una quotidianità segnata dal controllo

Agli operatori specializzati la donna ha riferito di essere tornata dal Pakistan lo scorso giugno, dopo il matrimonio. Da quel momento, secondo il suo racconto, la convivenza sarebbe diventata subito difficile: poteva lasciare l’abitazione soltanto insieme al marito ed era sottoposta a un controllo costante.

La vittima avrebbe inoltre subito limitazioni sul piano economico e nell’accesso alle cure mediche. Anche attività ordinarie, come comprare beni necessari, sarebbero state ostacolate; alle presunte aggressioni si sarebbero aggiunti insulti e minacce, comprese minacce di morte.

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