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Cronaca 2 min di lettura1 ora fa

Pedali della bici di Stasi: l’Obti negativo mai entrato nella relazione

Un appunto del Ris riporta un esito negativo sul sangue umano, assente dalla relazione ufficiale del 2007 e ora al centro delle verifiche della Procura di Pavia.

Un risultato che avrebbe potuto chiarire la natura delle tracce sui pedali della bicicletta di Alberto Stasi non compare nella relazione consegnata nel 2007. A rivelarlo è un appunto interno del Ris di Parma, nel quale viene annotato l’esito negativo dell’Obti test, l’esame destinato a verificare la presenza di sangue umano.

La circostanza assume rilievo perché il giorno precedente sullo stesso reperto era stato individuato il DNA di Chiara Poggi, nella quantità di 2,78 nanogrammi. Gli investigatori stanno quindi riesaminando anche il lavoro svolto allora dal reparto scientifico, oltre ai reperti e ai dati tecnici emersi nella nuova inchiesta sul delitto di Garlasco.


Il test positivo non conferma sangue umano

La nota è datata 20-9-07 ed è firmata dal capitano Alberto Marino, all’epoca consulente del pubblico ministero Rosa Muscio. Il documento descrive due pedali smontati dalla Umberto Dei: su entrambi vengono indicate piccole tracce brune che avevano reagito positivamente al combur test, un controllo preliminare per individuare possibili residui ematici.

Per uno dei due pedali, quello fissato con la vite sinistrorsa, l’appunto aggiunge però un passaggio decisivo: la traccia viene sottoposta all’Obti e l’esito risulta negativo. La relazione ufficiale del 24 settembre 2007 registra il risultato positivo dell’analisi generica, ma non fa riferimento alla verifica specifica sul sangue umano.


Anche le controanalisi restano fuori

Nello stesso pomeriggio Marino esegue due ulteriori esami sul campione. Entrambi danno esito negativo, nonostante il giorno prima fosse stato rilevato il profilo genetico riconducibile a Chiara Poggi. Anche queste controanalisi, secondo i documenti ora esaminati, non risultano inserite negli atti allora disponibili.

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La questione era stata sollevata anche dalla difesa. Il 25 settembre, mentre Alberto Stasi si trovava ancora in carcere in attesa della convalida, il consulente Matteo Fabbri chiede che sulle tracce dei pedali venga svolta una diagnosi di specie, come l’Obti test. Marino prende atto della richiesta, ma sceglie di procedere con la ricerca del DNA su un’altra traccia, che darà a sua volta esito negativo.


Il reperto e l’ordine di distruzione

Un ulteriore elemento riguarda la fase processuale. Due anni dopo, quando Stasi viene giudicato e assolto, Marino suggerisce al perito del tribunale Carlo Robino di non effettuare un test immunologico, ritenendo troppo ridotta la quantità del campione disponibile.

Gli inquirenti stanno valutando questi passaggi insieme alla vicenda dei reperti conservati al Ris di Parma. Nel settembre 2016, poco dopo la nomina di Marino a comandante della sezione di Biologia, viene disposto lo smaltimento dei campioni relativi a Garlasco. Il comandante Donghi informa la Procura di Pavia che si trattava di campioni intermedi, non destinati a una conservazione indefinita; una relazione interna acquisita più di recente attribuisce però l’iniziativa autonoma a Marino.

I reperti saranno distrutti sei anni dopo, su disposizione dei giudici. La Procura deve ora stabilire se le omissioni documentali, gli esiti negativi e le decisioni sulla conservazione dei campioni siano collegati tra loro oppure rappresentino episodi distinti.

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